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L' autismo ha basi
genetiche, I genitori non hanno colpe
Dal Corriere della
Sera del 17 Giugno 2001
Nuove ricerche in Usa
smentiscono un luogo comune L' autismo ha basi genetiche I genitori
non hanno colpe Anni or sono Bruno Bettelheim, autorevole studioso
della psiche, sostenne che l' autismo infantile era un disturbo
del comportamento che affonda va le sue radici nelle dinamiche precoci
tra madre e figlio: in risposta a un comportamento «freddo» della
madre, il bambino avrebbe elaborato meccanismi di difesa, isolandosi
dal mondo in una «fortezza» che avrebbe precluso ogni scambio emotivo.
La tesi di Bettelheim e di altri psicoanalisti riscosse un grande
successo negli anni Settanta e Ottanta e fece dell' autismo un disturbo
legato all'esperienza precoce, ai primi rapporti tra la madre e
il figlio. Si trattava di una spiegazione semplificante, che imboccava
la strada del cosiddetto «victim blaming», nel caso specifico la
colpevolizzazione della madre punita con la malattia del figlio
a causa del suo comportamento «sbagliato» e freddo. Le teorie psicodinamiche
dell' autismo non hanno retto alla prova dei fatti: l' autismo infantile
è una sindrome, vale a dire un insieme di condizioni dovute a cause
diverse ma che presentano sintomi simili tra cui, appunto, il blocco
emotivo e la tendenza a rifugiarsi in sé stessi, malgrado i tanti
sforzi dei genitori di questi bambini. Oggi il modo in cui si guarda
all'autismo è molto diverso, grazie a una serie di studi, tra cui
uno i risultati del quale sono stati pubblicati sull' American Journal
of Medical Genetics. La ricerca in proposito indica che in una significativa
percentuale dei casi di autismo esiste una base genetica: un gene
localizzato sul cromosoma 7 comporta alterazioni dello sviluppo
della corteccia cerebrale. In 24 su 135 bambini sofferenti di autismo
sono state individuate variazioni a carico del gene Wnt2, il che
può spiegare una parte dei comportamenti autistici. L'individuazione
di questo gene è particolarmente significativa in quanto rafforza
le conoscenze sulle basi genetiche dell' autismo: in gran par te
dei casi sono infatti evidenti alterazioni del cromosoma 7, lo stesso
su cui è localizzato Wnt2, che si traducono in modificazioni della
corteccia cerebrale. L'ipotesi dei ricercatori è che in gran parte
dei casi di autismo si verifichi, nel corso dello sviluppo del sistema
nervoso, un' alterazione della migrazione dei neuroni che costituiscono
i diversi strati cellulari di cui è formata la corteccia. Oggi esistono
diversi gruppi di ricercatori che lavorano sulle basi genetiche
dell' autismo , da quello dell' Università dell' Iowa, responsabile
dei dati sul gene Wnt2, a quello del Wellcome Center dell'Università
di Oxford: tutti questi gruppi concordano nel correlare l'autismo
ad alterazioni dello sviluppo corticale indotte da diverse mutazioni.
Nei casi finora studiati, le modifiche nello sviluppo corticale
sono molto variabili, il che potrebbe spiegare l' estrema diversificazione
dell' autismo infantile in cui il blocco dell' emotività può essere
associato a deficit dell'intelligenza più o meno gravi e ad altre
modifiche comportamentali, ben più serie dell' autismo descritto
nel film Rainman, con Dustin Hoffman, in cui si dava un' immagine
molto edulcorata di questa malattia. La spiegazione genetica non
lascia sperare, per il momento, che sia possibile incidere significativamente
sulle forme gravi di autismo già in atto. Tuttavia si spera di arrivare
presto a individuare i portatori sani di questi geni e a fare diagnosi
prenatali. Nel frattempo è importante sollevare i genitori, già
provati da una grave malattia dei loro figli, da un senso di colpa
legato a un'errata teoria, purtroppo ancora in circolazione.
Alberto Oliveri
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