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AUTISMO E
FONIATRIA
Autismo infantile. Attuali
orientamenti sul trattamento multidisciplinare. Nostre esperienze.” di
Massimo Borghese e coll. Riabilitazione Oggi, 2001.
Sulla rivista Riabilitazione Oggi
appare l’articolo:“Autismo infantile. Attuali orientamenti sul
trattamento multidisciplinare. Nostre esperienze.” di Massimo Borghese
e coll.
L’autore, che da anni si dedica con passione all’abilitazione
foniatrica dell’autismo, insieme ai suoi collaboratori afferma che la
presa in carico abilitativa-riabilitativa del soggetto autistico deve
realizzarsi attraverso un momento diagnostico ed un intervento
logopedico che considerino e comprendano almeno le seguenti premesse:
- l’autismo è una sindrome a genesi multifattoriale, decisamente di
natura organica, per nulla collegabile ad ipotesi di tipo
psicodinamico che, peraltro, hanno frenato e sviato anni di
possibilità di seria e costruttiva ricerca scientifica;
- il deficit linguistico espressivo non è certamente l’unica, ma è
sicuramente una delle più significative ed invalidanti componenti del
quadro clinico, per cui non è pensabile porre in secondo ordine in un
protocollo diagnostico-terapeutico, la considerazione di tale
elemento;
- non è realizzabile un intervento abilitativo che si basi sulla mera
esecuzione di un solo e semplice “metodo”, senza un significativo
coinvolgimento di tutti gli operatori utili allo scopo, escludendo,
nel contempo, figure e metodologie dannose o fuorvianti, nonché
operatori che, al di là del gruppo scientifico-culturale di
appartenenza, si dimostrino singolarmente incompetenti e non
sufficientemente preparati allo svolgimento di un lavoro così
specifico.
Gli Autori, premessa la conoscenza
dei criteri fondamentali per una corretta diagnosi di autismo,
identificano le principali linee guida del protocollo
diagnostico-terapeutico nei seguenti punti:
- Visita foniatrica di accettazione, allo scopo di definire un primo
orientamento diagnostico ed una iniziale serie di caratteristiche del
profilo comunicativo relativamente ai versanti percettivo,
integrativo, espressivo e, in particolare, relazionale-comportamentale.
- Osservazione logopedica in 4-7 sedute, al fine di approfondire
ulteriormente l’analisi del profilo comunicativo, prima della presa in
carico più propriamente terapeutica.
- Osservazione psicomotoria, con intendimenti analoghi a quelli
dell’osservazione logopedica.
- Indagini cliniche e strumentali: fisse (bioscreening); facoltative
(potenziali cognitivi evento-correlati, TC o RMN dell’encefalo,
analisi genetica).
- Presa in carico terapeutica logopedica.
- Presa in carico terapeutica psicomotoria.
- Dieta e/o terapia disintossicante di tipo omotossicologico.
- Controlli longitudinali foniatrici, strumentali, omotossicologici.
Trattandosi di un’esperienza e non di
una sperimentazione controllata, è importante rilevare ciò che è in
accordo con quanto si è dimostrato efficace in letteratura e ciò che
non lo è. Ai genitori bisogna dire con chiarezza quali trattamenti
sono consigliabili in quanto la loro efficacia è stata dimostrata da
un’evidenza basata sulle prove, quali trattamenti sono ancora in fase
sperimentale e quali sono sprovvisti di ogni documentazione di
efficacia. L’omeopatia-omotossicologia non è una terapia la cui
efficacia sia stata dimostrata con una evidenza basata sulle prove. Le
premesse teoriche a cui si ispirano gli altri trattamenti abilitativi
sono condivisibili.
L’uso dei potenziali evocati evento-correlati ci pare utile
soprattutto a livello di ricerca e siamo lieti quando i dati vengano
pubblicati su riviste specializzate, in modo che possano contribuire
all’avanzamento della ricerca, cosa di cui c’è tanto bisogno.
Per quanto riguarda la terapia abilitativa, che viene svolta da un
foniatra e da un logopedista che vanno ben al di là del mero problema
del linguaggio per affrontare quello più ampio della comunicazione,
com’è giusto che sia nell’autismo, ci potrebbe essere qualche rischio
se venisse troppo privilegiato il momento dell’incontro a due
paziente-terapeuta e se venissero messi in ombra i fondamentali
rapporti con genitori e insegnanti, ai quali i professionisti devono
dare indicazioni e valutazioni, nel ruolo di programmatori e
supervisori dei diretti educatori.
La terapia logopedica deve essere, a parere degli Autori, il più
precoce possibile. Anche noi, come gli Autori, “respingiamo fermamente
qualsiasi forma di atteggiamento “attendista”, che non ha alcuna
ragione di esistere. Troppo spesso ci viene riferito da genitori
attenti e solerti, che diverse figure di specialisti hanno suggerito
di aspettare alcuni anni (!) l’inizio della logopedia, con frasi tipo
“Il bambino non è ancora pronto”, “Deve avere prima un’esperienza di
psicomotricità”, “Acquisirà il linguaggio spontaneamente col tempo,
altrimenti provvederete verso i cinque anni”… e così via, provocando
solo perdite di tempo prezioso e non recuperabile. Del resto, i
migliori risultati li abbiamo avuto proprio nei casi in cui abbiamo
iniziato precocemente il trattamento logopedico, potendo realizzare al
più presto alcune tappe fondamentali di un itinerario coinvolgente
funzioni attentive, percettive, cognitive, orali, prassiche… che non
conviene assolutamente procrastinare nel tempo. Il riscontro di un
maggior numero di risultati terapeutici soddisfacenti, rilevato da
quando abbiamo adottato tale criterio di scelta di tempi di
intervento, ha confermato in concreto la sua validità.”
Trattandosi di una patologia grave e
cronica, che inizia con la nascita, dura tutta la vita e mette a dura
prova la famiglia anche dal punto di vista economico, è opportuno
indirizzare i genitori verso enti pubblici o convenzionati. Parlando
con l’Autore, che dirige un servizio pubblico di foniatria a Napoli, è
emersa la conferma che l’introduzione dell’aziendalismo nella sanità
pubblica, avvenuto gradualmente dopo il 1995, non ha giovato agli
autistici: infatti i Direttori Generali che prendono a riferimento il
budget dell’azienda sanitaria pubblica constatano in fretta che i
costi delle risorse da impiegarsi per l’abilitazione degli autistici
sono molto superiori alle corrispondenti tariffe previste per
remunerare l’azienda. In altre parole il finanziamento delle
prestazioni erogate ai disabili gravi come gli autistici non compensa
neppure la metà dei costi che normalmente si devono sostenere. Sembra
assurdo, ma coloro che si dedicano all’autismo sono condannati ad
andare in rosso col budget e quindi a passare per “spreconi”. Per
eliminare questa grave stortura il Presidente della FISH ha di recente
inviato una lettera al ministro della salute ed a tutti gli Assessore
regionali, perché vengano adeguatamente riviste le tariffe delle
prestazioni in favore dei disabili gravi.
Carlo Hanau e Daniela Mariani Cerati |