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Cenni storici della
Psichiatria Evolutiva e nosografia
Paolo
Migone
- ***** Questo testo parla
solo marginalmente di Autismo, ma è stato inserito ugualmente
nel Sito perché concordiamo pienamente con la premessa del Prof.
Paolo Migone; inoltre si parla diffusamente della classificazione
psichiatrica americana (DSM) e di quella dell'OMS (ICD), oltre
ad essere scritto molto bene ed avere una sontuosa bibliografia.
- (Tratto dal libro a cura di
P. Pancheri & P. Pfanner Il Punto su Psicofarmacologia
nei disturbi psichiatrici dell’infanzia e dell’adolescenza,
pubblicato da Scientific Press s.r.l. Via A. La Marmora 26,
50121 Firenze, 1999, pp. 39-73; una versione di questo lavoro,
dal titolo "Introduzione alla psichiatria dell'età evolutiva",
è stata pubblicata in: P. Pancheri, G.B. Cassano et al.,
a cura di, Trattato Italiano di Psichiatria, Seconda Edizione.
Milano: Masson, 1999, vol. III, cap. 69, pp. 2680-2691).
Premessa
In questo capitolo verrà tracciato
per sommi capi un panorama storico degli sviluppi della psichiatria
dell’età evolutiva e della sua nosografia. Soffermarsi sulla storia
di questa disciplina, ed in particolare degli inquadramenti diagnostici
di volta in volta utilizzati, ha, in un libro sulla farmacoterapia
nei disturbi psichiatrici dell’infanzia e dell’adolescenza, un significato
preciso. Vuole mostrare quanto una corretta pratica clinica e, all’interno
di essa, una razionale prescrizione farmacologica siano imprescindibili
da un valido sistema diagnostico, il quale dipende in modo complesso
anche dalle vicissitudini storiche e sociali. Nel corso di questa
trattazione si accennerà anche agli sviluppi di questa disciplina
in alcuni paesi, soprattutto gli Stati Uniti, dove essa in determinati
periodi storici ha mostrato rapide accelerazioni e progressi significativi;
il confronto con altri paesi può permetterci di scorgere differenze
o somiglianze nelle quali possiamo rispecchiarci e anticipare possibili
sviluppi futuri. Tra le fonti utilizzate per questo lavoro vanno
menzionate le importanti ricostruzioni storiche compiute da Bollea
(1960), Chess (1988), Giannotti, Ferrara & Sabatello (1992),
e Schowalter (1994).
Cenni storici
Prima del Settecento i bambini e
gli adolescenti raramente erano considerati individui con propri
diritti, e forse è per questo che negli scritti dell'antichità non
si nota molta attenzione ai bambini, i quali vengono considerati
quasi alla stregua di "animali selvaggi" da educare o
"addomesticare" con rigidi strumenti educativi. Essi raramente
venivano capiti o osservati in quanto tali, venendo sussunti alla
logica degli adulti. L'infanticidio, soprattutto femminile, dovuto
a ragioni economiche era comune in molte culture. Tra i primi a
tentare una descrizione attenta dei bambini senza eccessive assunzioni
adultomorfe va ricordato Sant'Agostino (354-430 d.C.), anche se
nei comportamenti ribelli infantili - e questo è comprensibile dato
il periodo storico in cui visse - a volte tendeva a intravedere
i segni del peccato originale.
Nel Medioevo la cristianità contribuì
a stimolare sempre di più un maggiore interesse per i bambini. Gli
editti che condannavano la piaga dell'infanticidio, allora molto
diffusa, erano frequenti. I bambini senza famiglia che chiedevano
l'elemosina nelle strade erano numerosissimi, e non vi erano asili
od orfanotrofi. Il primo orfanotrofio fu fondato dall'Arcivescovo
di Milano nel 787: accoglieva i bambini abbandonati, che venivano
accuditi e poi lasciati andare all'età di 8 anni. La mortalità infantile,
anche non dovuta a infanticidio, era altissima, causata a fame,
malattie e guerre. La probabilità di morte in tenera età era così
alta che era diffusa la consuetudine di non legarsi troppo a un
bambino fino all'età di 5 o 6 anni, e neanche di accudirlo in modo
appropriato, e possiamo immaginare l'effetto di questo atteggiamento
sullo sviluppo psicofisico di coloro che sopravvivevano. Il culmine
fu raggiunto nel Trecento con le Crociate e la peste bubbonica,
che, come è noto, sterminò popolazioni di intere nazioni.
Dal Rinascimento in poi la situazione
incominciò a migliorare: gli orfanotrofi si moltiplicarono, e dal
Cinquecento incominciarono ad apparire testi di pediatria e chirurgia
infantile, segno questo che testimonia i bagliori della nascita
di una disciplina. L'atmosfera culturale era però ancora dominata
dall'oscurantismo e dalla superstizione, se si pensa che il Malleus
Maleficarum (il "Martello delle streghe") uscì nel
1486 (Sprenger & Krämer, 1486-89), e che i tribunali delle streghe
continuarono a funzionare per tutto il Cinquecento e il Seicento;
non raramente anche le ragazze adolescenti, divenute il bersaglio
della caccia alle streghe, venivano accusate di possessione demoniaca
e torturate o uccise.
Nel 1621 uscì a Londra il famoso
libro di Robert Burton sulla Anatomia della melanconia, che
fu ristampato numerosissime volte divenendo molto popolare. In esso
l'autore accenna anche al fatto che la melanconia può essere dovuta
a cattivo allevamento infantile o a una cattiva balia. Inoltre invita
i genitori a non trattare i bambini con comportamenti estremi, cioè
a non punirli o viziarli eccessivamente. Sempre nel Seicento, una
figura importante per la salute dei bambini fu San Vincenzo de'
Paoli (1581-1660), che a Parigi condusse una battaglia per costruire
un orfanotrofio, interessando la nobiltà del tempo e divenendo un
fenomeno alla moda.
Nel 1762 uscì l'Emile di Rousseau
(1712-1778), il famoso romanzo di formazione in cui viene proposta
una pedagogia che rispetta il corso naturale dello sviluppo infantile,
ad esempio non insegnando ai bambini cose che non possono ancora
apprendere data la loro precoce età, quindi permettendo loro di
essere "immaturi" prima di diventare adulti. Il libro
fu condannato dall'Arcivescovo di Parigi, che criticò la "religione
naturale" proposta da Rousseau, il quale, come spesso accade
per gli innovatori, acquistò fama solo nel secolo successivo alla
sua morte.
Con la fine del Settecento ci avviciniamo
alla nascita ufficiale della psichiatria infantile, che si può far
risalire, secondo von Gontard (1988), al 1799, quando al Betlehem
Hospital di Moarfield, il più antico ospedale psichiatrico inglese,
il medico John Haslam (1764-1844) visita una bambina di 3 anni ½
che dopo una vaccinazione presentava una regressione dalle precedenti
acquisizioni dello sviluppo; questo episodio viene definito la "prima
descrizione di follia infantile".
La prima area di interesse: il ritardo
mentale
La psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza,
come disciplina autonoma dalla psichiatria, nasce dunque a cavallo
dell'Ottocento, dietro la spinta illuministica che conduce ad una
nuova visione del problema pedagogico dei minorati psichici (Bollea,
1960; Chess, 1988). Inoltre non va dimenticato che tra le caratteristiche
tipiche del romanticismo ottocentesco vi è anche un rinnovato interesse
per il bambino e per metodi educativi più umani. Allora si credeva
che il disturbo psichiatrico nel bambino consistesse nella perdita
delle facoltà intellettuali, cioè in un deficit cognitivo, mentre
è solo con la introduzione del concetto di moral insanity
nel 1835 da parte di J.C. Prichard (1786-1848) che si fece strada
la possibilità di diagnosticare anche nel bambino, come nell'adulto,
un disturbo mentale al di là del deficit intellettivo. Se questo
fu un progresso, l'altra faccia della medaglia però fu il rischio
che il termine "morale" implicasse ogni tipo di devianza,
al punto da diventare sospette, in certi casi, persino la spontaneità
e la intensità affettiva tipiche dei bambini e degli adolescenti.
Il problema di fondo era che allora mancava ancora una conoscenza
dello sviluppo del bambino normale, per cui spesso veniva visto
con gli occhi degli adulti.
Tra i pionieri della assistenza e
della cura del ritardo mentale vanno ricordati vari ricercatori
soprattutto francesi e svizzeri, come Johan Heinrich Pestalozzi
(1746-1827), Jean Etienne D. Esquirol (1772-1840), Jean-Marc Gaspard
Itard (1775-1838), Gotthard Guggenmoos (1775-1838), Friedrich W.A.
Fröbel (1782-1852), Edward Séguin (1812-1880), e poi Belhomme, Bourneville,
Guggenbühl, Voisin, Hansen, Ferrus e più tardi Hanselman, Decroly
e altri. Tutti questi pionieri predicarono una orto-pedagogia dell'insufficiente
mentale, con importanti implicazioni per la pedagogia dei bambini
normali. Fröbel introdusse nella scuola il gioco a scopo terapeutico,
ispirando tutti i futuri programmi di insegnamento sensoriale e
motorio; fondò negli Stati Uniti il primo asilo infantile, dove
si fecero vari progressi scientifici nello studio dello sviluppo
(ad esempio era stato notato che l'apprendimento migliorava se veniva
favorita l'iniziativa naturale dei bambini, e se in questo venivano
aiutati dagli adulti). Belhomme, grazie anche alle osservazioni
di Itard sul "Selvaggio di Aveyron" (a cui si accennerà
dopo) scrisse nel 1824 un trattato sull'idiozia. Ferrus organizza
nel 1828 alla Bicêtre una scuola per bambini anormali. Guggenmoos
fonda a Salisburgo il primo istituto tedesco per oligofrenici (la
stessa cosa farà Jean Pierre Falret [1794-1870] nel 1831 alla
Salpetrière). Nel 1852 Hansen crea nello Schleswig i primi istituti
speciali per epilettici. Séguin (i cui studi ebbero un ruolo molto
importante, e che come vedremo ispirò il percorso di ricerca della
Montessori) fonda nel 1868 a Parigi in Rue Pigalle una scuola di
recupero per insufficienti mentali; nel 1846 scrive il suo primo
trattato (nel 1868 esce la seconda edizione), e nel 1869 si trasferisce
a Boston, dove, dopo diverse traversie (dovette attendere ad esempio
otto anni per la convalida della sua laurea in medicina), perfeziona
il suo metodo individualizzato di rieducazione motoria e sensoriale
e alla fine viene riconosciuto come il fondatore di tutte le scuole
speciali ortopedagogiche americane (Bourneville, che alcuni considerano
il creatore della neuropsichiatria infantile, contribuirà a dare
una base più scientifica al metodo di Séguin). E così via. La Francia
e la Svizzera furono dunque all'avanguardia nella ricerca in questo
settore; in Inghilterra, seguendo queste esperienze, solo dopo il
1850 si creeranno le istituzioni di cura mentale per l'infanzia.
All'inizio dell'Ottocento in Francia
esplose il famoso caso Victor, il bambino selvaggio trovato nel
1799 nei boschi di Aveyron attorno a Parigi e preso in cura da Itard,
che nel corso di cinque anni tentò di civilizzarlo (può essere interessante
qui menzionare che - secondo Michael Stone [1973] - Pinel allora
cercò di scoraggiare Itard dal lavorare con Victor, dicendogli che
sarebbe stato uno sforzo inutile). Comprensibilmente questo caso
suscitò, e suscita tuttora, un grande interesse anche per i non
specialisti (fu pure il soggetto di un film di Truffaut, L'enfant
sauvage del 1970, in cui era il regista stesso ad interpretare
il ruolo di Itard). Anche se alla presunta età di 11 anni il ragazzo
non era ancora arrivato a padroneggiare il linguaggio, riuscì a
compiere qualche progresso, il che diede molta speranza ai pedagogisti
del tempo (Itard, 1801). La ricerca di Itard fu idealmente continuata
da Séguin, il suo principale discepolo.
Tra i medici del tempo che si interessarono
ai bambini si può ricordare l'eminente medico Parkinson (che diverrà
famoso per l'omonimo morbo), che nel 1807 scrisse una guida pratica
per l'educazione dei bambini, raccomandando di non viziarli mai
altrimenti "si sarebbero resi odiosi da adulti", e se
rifiutavano i consigli del medico "con tutta probabilità l'avrebbero
pagata con la morte" (Hunter & Macalpine, 1982, pp. 614-617).
Anche Brigham, un altro medico del tempo, in uno scritto nel 1832
raccomandava severità ed esercizi fisici per i bambini (Hunter &
Macalpine, 1982, pp. 821-825). Ma più si va avanti nel corso del
secolo, più si nota una maggiore umanità ed attenzione nelle osservazioni
dei medici del tempo. Nel 1867 uscì il libro di H. Maudsley (1835-1918)
The Physiology and Pathology of Mind, dove cerca di collegare
le lesioni cerebrali a specifici sintomi psicologici; il libro conteneva
un capitolo di 34 pagine sulla "follia dell'età precoce"
(molto ampliato nell'edizione del 1895), prova che l'interesse per
la psichiatria infantile incominciava a farsi sentire.
Meritano di essere menzionati altri
due famosi medici dell'Ottocento, il primo nel vecchio continente
e il secondo nel nuovo: il pediatra inglese West che per primo descrisse
i sintomi psichiatrici dei bambini come separati e differenti da
quelli degli adulti, e l'americano Jacobi, il più noto pediatra
americano del tempo, che nella discussione dei casi clinici includeva
dettagliate descrizioni dei sentimenti del bambino e della sua famiglia.
Negli ultimi anni del secolo vengono scoperte alcune importanti
malattie: nel 1880 viene individuata la sclerosi tuberosa, nel 1887
Tay individua la idiozia amaurotica e nel 1905 Vogt ne individua
la forma giovanile; la sindrome di Foerster è del 1909; in quegli
stessi anni Dupré descrive la sua sindrome di debilità motoria che
inaugurerà tutto un capitolo di ricerche.
Nel Novecento l'interesse per la
psichiatria infantile crebbe ulteriormente, tanto che vi fu chi
profetizzò che il XX secolo sarebbe stato il secolo del bambino.
All'inizio l'interesse fu prevalentemente ancora per il ritardo
mentale. Alfred Binet (1857-1911), dietro incarico del ministro
francese della Pubblica Istruzione, studiò i bambini affetti da
ritardo mentale, e nel 1905 pubblicò i suoi primi test (poi chiamati
"Binet-Simon"). Terman alla Stanford University
li standardizzò per i bambini americani e nel 1916 questa batteria
di test fu pubblicata in inglese col nome, che la renderà famosa
negli Stati Uniti, di "Stanford-Binet". I test di Binet
segnano la nascita della testologia, e dai test intellettivi si
passerà presto ai test proiettivi e di personalità, così
importanti in psichiatria infantile per lo studio poliedrico del
caso.
Sempre nel 1905 Sante De Sanctis,
in Italia, definì il concetto di "schizofrenia precocissima",
poi chiamata anche "schizofrenia infantile", seguito un
anno dopo dal pedagogista austriaco Heller ("demenza infantile
di Heller") e dal tedesco Weygandt (1870-1939), che, seguendo
l'impostazione kraepeliniana e adattandola all'età infantile, anch'egli
individuò un tipo di "demenza" nell'infanzia. I contributi
italiani di inizio secolo erano all'avanguardia, e i ricercatori
si raccoglievano attorno alla prestigiosa rivista Infanzia Anormale,
fondata a Roma nel 1907, a cui si accennerà dopo. Proprio in quegli
anni nascono anche le prime riviste specialistiche straniere: nel
1894 la rivista tedesca Die Hilfschule; nel 1895 compare
il Journal of Mental Deficiency; nel 1905 esce la rivista
di Binet e Simon; nel 1912 Regis pubblica a Lione L'Enfance Anormale,
e un'altra rivista con un nome simile, Enfance Anormale,
esce in Belgio; nel 1913 Ewald inizia in Germania le "Memorie
di neuropatologia infantile"; nel 1913 a Chicago esce il Journal
of Psychiatry of Adolescence; e così via.
La seconda area di interesse: la
delinquenza minorile
La seconda grande area di interesse
nella storia della psichiatria infantile, dopo il ritardo mentale,
fu la delinquenza minorile. Nel 1899 fu fondato a Chicago il primo
Tribunale per minorenni, e in generale si attribuisce a questa data
la nascita ufficiale della psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza
in America (per pura coincidenza, proprio un secolo dopo la nascita
ufficiale della stessa disciplina in Europa, con la prima descrizione
- come si è visto - della "follia infantile" da parte
del medico inglese John Haslam del 1799). Pochi anni dopo nasce
anche la pratica dell'affido, con la possibilità di togliere la
patria potestà. Se dunque in Europa il primo secolo di storia della
psichiatria infantile fu caratterizzato prevalentemente dall'interesse
per il ritardo mentale, negli Stati Uniti la disciplina si occupò
immediatamente della seconda area di interesse, quella per la delinquenza
minorile, subendo una forte accelerazione. Il motivo per cui negli
Stati Uniti il primo fondamentale interesse della psichiatria infantile
fu la delinquenza minorile è un tipico esempio dell'intreccio tra
sviluppi scientifici e necessità sociali: come osserva Bollea (1980,
p. 3), è stata la rapidità dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione
causate dalla forte immigrazione esterna ad elevare il tasso di
delinquenza minorile in questo paese (non a caso, i Tribunali per
minorenni si diffusero presto anche in Australia, un altro paese
a forte immigrazione).
Nel 1904 G. Stanley Hall (1846-1924),
negli Stati Uniti, pubblicò il suo monumentale testo The Psychology
of Adolescence. Nel 1909 il neurologo William Healy, attivo
già dalla fine dell'Ottocento, fondò a Chicago un istituto per la
cura psichiatrica dei minori, il Juvenile Psychopathic Institute
(che dal 1917 verrà diretto da Hermann Adler). Vi era un grande
interesse per i fattori sociali come concausa della delinquenza
minorile, anche se era molto diffusa l'idea che i giovani delinquenti
avessero deficit mentali. Healy propose un approccio di studio multidisciplinare
per il giovane antisociale, che comprendesse gli aspetti biologici,
psicologici, testologici e sociali, e stabilì che le figure professionali
della neonata psichiatria infantile dovessero essere tre: lo psicologo,
l'assistente sociale, e lo psichiatra. Questo "triunvirato"
fu una regola che rimase per gran parte del secolo. Fu questo humus
culturale e sociale che darà vita poi al grande movimento delle
Child Guidance Clinics, caratterizzato da quello che diverrà
l'elemento metodologico più importante e caratteristico della nuova
disciplina in diversi paesi: il lavoro in équipe. Va anche
a molti giudici illuminati il merito di aver stimolato la crescita
della psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, con la loro
richiesta esplicita della individuazione dei motivi degli atti antisociali
e per aver determinato la necessità del lavoro di équipe,
che diventerà "l'elemento metodologico più importante e caratteristico"
della disciplina (Bollea, 1960, p. 144). Il Child Guidance Movement,
attivo soprattutto nel disadattamento infantile, nell'antisocialità
e nella scuola, era caratterizzato da una a forte impostazione preventiva
e da uno spirto antinosografico: la diagnosi doveva essere solo
una ipotesi di lavoro, il sintomo in quanto tale non interessava,
si cercava di comprendere i motivi per cui si era interrotto il
ciclo evolutivo per reinserire il giovane nel contesto sociale (Bollea,
1980, p. 4). Queste idee sono a fondamento della moderna psichiatria
sociale.
Per comprendere lo sviluppo della
psichiatria nel nuovo continente, le sue influenze e radici storiche
(Migone, 1986), va ricordato che nel 1892 era immigrato dalla Svizzera
Adolph Meyer (1866-1950), che aveva subito l'influenza di William
James (1842-1910) e del suo discepolo John Dewey (1859-1952). Meyer
dal 1910 al 1941 lavorò alla John Hopkins University dove
guidò una importante scuola di psichiatria. Sebbene inizialmente
fosse un patologo, Meyer incominciò a avere colloqui con i pazienti,
e arrivò alla convinzione che la malattia era una "reazione"
a fattori psicologici e biologici, fondando l'approccio "psicobiologico"
che dovrà avere una notevole influenza sullo sviluppo della psichiatria
nel nuovo continente, connotandola fortemente in senso psicosociale
e preparando così il terreno alla diffusione della psicoanalisi.
La moglie di Meyer, Mary Brooks, incominciò sistematicamente a fare
visite domiciliari, e per questo viene considerata la prima assistente
sociale in America.
Ma per comprendere appieno il rapido
sviluppo della psichiatria infantile negli Stati Uniti va ricordata
anche la visita alla Clark Univeristy nel 1909 da parte di
Sigmund Freud (1856-1939), che evangelizzò il nuovo mondo sulla
importanza dell'infanzia per la psicopatologia adulta. Pochi anni
prima, nel 1905, Freud aveva pubblicato i Tre saggi sulla teoria
sessuale, seguiti nel 1908 da "Il piccolo Hans" (Analisi
della fobia di un bambino di cinque anni) e nel 1914 da "L'uomo
dei Lupi" (Dalla storia di una nevrosi infantile), aprendo
così una linea di ricerca che dura tuttora, anche se in misura ridotta.
Nei decenni seguenti nasce anche la psicoanalisi infantile, rappresentata
da due donne che per tutto il secolo guideranno due diverse scuole
di pensiero: Anna Freud (1895-1982), a Vienna, all'interno della
"Psicologia dell'Io", riteneva che la tecnica dovesse
tenere in giusta considerazione il livello di sviluppo del bambino
e il supporto dei genitori, e Melanie Klein (1882-1960), a Berlino,
che privilegiava la interpretazione di transfert, in particolare
delle pulsioni aggressive, come veicolo della terapia. Tra queste
due prime donne della psicoanalisi faceva sentire la sua voce Donald
W. Winnicott (1896-1971), un pediatra e psicoanalista di Londra
molto influente che incominciò a scrivere dagli anni Trenta (il
suo noto libro del 1958 intitolato Dalla pediatria alla psicoanalisi
raccoglie i suoi scritti pubblicati dal 1931 al 1956); Winnicott
era il principale esponente del middle group (il gruppo di
mezzo) tra gli "annafreudiani" e i kleiniani di Londra,
quando sia Anna Freud che Melanie Klein, che si erano trasferite
nella capitale inglese (la prima col padre da Vienna, la seconda
da Berlino, dovesi era trasferita da Budapest), all'interno dell'Istituto
di Psicoanalisi di Londra negli anni Quaranta si confrontavano con
accesi dibattiti sulla natura della vita infantile e della psicopatologia
(King & Steiner, 1991).
Dopo la seconda guerra mondiale avvennero
interessanti sviluppi che rappresentarono importanti arricchimenti
alla psichiatria infantile, caratterizzati dallo studio sistematico
del bambino normale, che furono relativamente tardivi rispetto agli
studi del bambino patologico (un pioniere a questo riguardo fu Sully,
che nel 1895 pubblicò Studies of Childhood, il primo studio
sistematico del bambino normale). A New Haven, negli Stati Uniti,
nel 1911 Arnold Gesell (1880-1961) fonda la Yale Clinic of Child
Development, dove soprattutto dagli anni Trenta agli anni Quaranta
verranno fatti studi fondamentali sullo sviluppo neurobiologico
e comportamentale del bambino normale, con l'aiuto anche di strumenti
audiovisivi. Nel frattempo in Svizzera dagli anni Venti agli anni
Cinquanta una altro ricercatore ancor più importante, Jean Piaget
(1896-1980), pubblicò i suoi lavori sullo sviluppo cognitivo infantile.
Piaget, uno dei giganti della psicologia, individuò precisi stadi
dello sviluppo cognitivo che potevano essere modificati, anche se
non completamente, dalla interazione con l'ambiente. Gli studi sullo
sviluppo del bambino normale di Piaget, assieme a quelli del francese
Henry Wallon (1879-1962), resero possibile la valutazione dei ritardi
dello sviluppo nei bambini seguiti dagli psichiatri infantili (un
altro influente ricercatore di Ginevra, che aveva lavorato con Piaget,
fu de Ajuriaguerra). Tra i molti e importanti ricercatori che studiarono
il bambino normale vanno ricordati anche i russi Lev S. Vigotsky
(1896-1934) e Aleksandr R. Lurija (1902-1977), e l'americano Jerome
S. Bruner. Ma va ricordato che è rimasta, fino quasi ai giorni nostri,
una sorta di frattura tra gli studi del bambino normale e quelli
del bambino patologico, per cui preconcetti etici hanno interferito
con la ricerca scientifica (Giannotti, Ferrara & Sabatello,
1992, p. 9577). Si pensi solo al problema della sessualità infantile
e all'ostracismo subito da Freud a Vienna, alla "follia masturbatoria"
descritta da Szasz (1970), o anche ai severi e talvolta sadici metodi
educativi dei pedagogisti dell'epoca come il padre del famoso presidente
Schreber descritto da Freud nel 1910 (Shatzman, 1973).
Su tutt'altro versante, e precisamente
su quello della terapia, nel 1924 John B. Watson (1878-1958) pubblicò
il suo fondamentale lavoro, Behaviorism, in cui adattava
la teoria del condizionamento classico di Ivan P. Pavlov (1849-1936)
per indurre, cancellare o modificare determinati comportamenti nei
bambini (Meazzini, 1976). A metà del secolo anche B.F. Skinner (1904-1990)
fece sentire la sua voce.
Il mondo accademico intanto accoglie
e ratifica gli sviluppi della nuova disciplina. Escono cinque importanti
trattati, quelli di Ziehen (1917), De Sanctis (1925), Sachs &
Hausmann (1926), quello monumentale di Homburger (1925), e quello
di Cimbal (1927). Nel 1918 Lanfranco Ciampi, allievo di De Sanctis,
ottiene la prima cattedra di Psichiatria Infantile a Rosario (Argentina);
nel 1920 Herfort la ottiene a Praga, e nel 1935 altre cattedre vengono
assegnate a Mosca e Leningrado. Nel 1937 a Parigi si celebra il
Primo Congresso Internazionale di Psichiatria Infantile, organizzato
da G. Heuyer, pienamente riuscito, che si può dire sia stato "la
vera prova generale di questa nuova disciplina" (Bollea, 1960,
p. 145). Nel dopoguerra le cattedre si moltiplicano: ne sorgono
a Parigi, in Olanda, a Marburg (Germania), a Berna, nascono associazioni,
comitati e riviste, e nel 1954 G. Heuyer e M. Tramer fondano a Macolin
(Svizzera) l'Unione Europea dei Pedopsichiatri.
Sviluppi italiani
Si può dire che in Italia i pionieri
della psichiatria infantile siano stati Sante De Sanctis (1862-1935),
Giuseppe F. Montesano (1868-1951) e Maria Montessori (1870-1952),
che diedero alla disciplina una doppia anima psichiatrica e pedagogica
(Bollea, 1960; Nardocci, 1986; Giannotti, Ferrara & Sabatello,
1992, p. 9579). E' di Sante De Sanctis, a cui si è accennato per
aver identificato la schizofrenia infantile già nel 1905, il volume
Neuropsichiatria infantile del 1925, tra i primi trattati a
livello internazionale; fu tra i maggiori sostenitori della individualità
clinica della psichiatria infantile e del suo affrancamento dalla
psichiatria adulta. Giuseppe Montesano, a differenza di De Sanctis,
approfondì maggiormente l'aspetto psicopedagogico, cercando di sistematizzare
scientificamente l'allora confuso campo delle oligofrenie e aprendo
la prima classe differenziale a Roma nel 1909; nel 1911 Montesano
fonda L'assistenza dei Minorenni Anormali, una rivista di
pedagogia speciale. Maria Montessori, famosa per il metodo pedagogico
che porta il suo nome, alla fine dell'Ottocento formulò inizialmente
questo metodo per gli insufficienti mentali, prima che venisse esteso
alla pedagogia generale. Vale la pena soffermarsi brevemente su
alcuni aspetti del percorso di questa ricercatrice, che rappresenta
uno degli esempi più appassionanti della eroica nascita di questa
disciplina. Le note che seguono sono sulla falsariga di una commemorazione
fattane da Bollea (1997) in occasione di un Congresso Celebrativo
Internazionale a 90 anni dalla fondazione della prima "Casa
dei bambini" di Maria Montessori, avvenuta nel 1907 in Via
dei Marsi 53 a Roma; in questa toccante commemorazione Bollea si
identifica con gli ideali e la passione di questa eccezionale figura
di ricercatrice, tracciando una continuazione ideale tra il laboratorio
scolastico di Rue Pigalle di Séguin e il laboratorio scolastico
di Via dei Volsci (e poi anche quello di Via dei Marsi) della Montessori.
Maria Montessori, nel 1896, fu la
prima donna ad ottenere una laurea in Medicina in Italia (a quel
tempo le donne non venivano accettate alla Facoltà di Medicina).
Dopo aver iniziato la sua carriera all'Università di Roma, nel 1898
presenta la prima impostazione del suo metodo ("Sull’educazione
morale") al Congresso di Pedagogia di Torino. Era stata mandata
a quel congresso dal Prof. Clodimiro Bonfigli e dal Ministro dell’Istruzione
Guido Baccelli (il quale era stato il suo maestro di Clinica Medica),
che volevano sincerarsi sulla situazione della pedagogia in Italia.
Sull’eco di quel congresso il trio Bonfigli-Montesano-Montessori,
con l’aiuto del Ministro Baccelli, crearono prima il Comitato
(1898), poi la Lega Nazionale per la Protezione del Fanciullo
(1901), con Bonfigli presidente, Montesano segretario, e la
Montessori assistente (la Lega si sciolse nel 1905). Nel
1900 la Montessori, con incarico ministeriale, va a Parigi (da Bourneville)
e a Londra, e poi in Belgio, Svizzera e in altri paesi europei;
sente molto parlare di Séguin, e si accorge che pochi hanno letto
approfonditamente il suo lavoro e applicato il suo metodo pedagogico.
Se ne entusiasma, lo traduce per se stessa, e, tornata in Italia,
con molta passione tiene conferenze in varie città per farlo conoscere,
andando incontro a notevoli delusioni rispetto all’interesse per
questa nuova possibilità riabilitativa. Gradualmente arriva a formulare
il suo metodo, inizialmente basato sulla "intuizione che la
questione dei ‘deficienti’ era d’ordine più pedagogico che medico".
Contrariamente dunque a Séguin, che inizia da pedagogista per poi
studiare medicina, la Montessori inizia dalla medicina per poi scoprire
che essa deve unirsi alla pedagogia per la terapia dei bambini anormali
(curiosamente, proprio in quegli anni, tra il 1903 e il 1907, anche
Decroly in Belgio lasciò la medicina per diventare pedagogista).
Prende dunque forma il metodo pedagogico della Montessori, basato
su un ampliamento della esperienza di Séguin, secondo il quale l’educazione
degli anormali non è specifica, ma si basa sui principi educativi
adatti anche ai cosiddetti normali. Il Ministro Baccelli le dà poi
l’incarico di preparare i maestri per gli anormali, e nasce la Scuola
Magistrale Ortofrenica, presieduta prima da Bonfigli e poi da
Montesano, che ne sarà attivo protagonista assieme alla Montessori.
Si apre in via dei Volsci una classe per bambini anormali e anche
un corso per maestri dove la Montessori insegna per due anni con
grande passione dalle 8 di mattina alle 7 di sera. Decide a questo
punto di dedicarsi essenzialmente alla pedagogia, iscrivendosi anche
alla Facoltà di Filosofia, e nel 1907 abbandona definitivamente
il campo della psichiatria infantile, lasciando il posto di Assistente
alla cattedra di Psichiatria diretta da Sciamanna (posto che verrà
preso poi da Cerletti, che dal 1946 diventerà maestro di Bollea).
Nello stesso anno le offrono una classe di bambini normali in Via
dei Marsi 53, prima sperimentazione di un metodo educativo che dovrà
diffondersi in tutto il mondo. Dirà nel 1926, con perfetta coscienza:
"40 anni di lavoro tra Itard e Séguin e 10 anni miei sono 50
anni di lavoro successivo di tre medici che aprirono la via di tutta
la moderna pedagogia".
Tante altre sono le vicende che potrebbero
essere ricordate. Preziosa, per una ricostruzione storica della
psichiatria infantile in Italia, è la testimonianza di Giovanni
Bollea, che ha vissuto di persona i primi passi di questa disciplina,
come si vede ad esempio nella lezione inaugurale del Corso Ufficiale
di Neuropsichiatria Infantile da lui tenuta alla Università di Roma
il 20 gennaio 1960. In questa lezione inaugurale Bollea ricorda
che nel 1900 De Sanctis apriva a Roma il primo ambulatorio di neuropsichiatria
infantile, e esattamente trenta anni dopo, nel 1930, Cerletti (noto
anche per aver inventato l'Elettroshock) a Genova e Sante De Sanctis
a Roma inaugurano i primi due reparti infantili universitari presso
la Clinica di Malattie Nervose e Mentali. Dopo altri trenta
anni circa, viene sancita la richiesta di mettere tra le materie
di insegnamento universitario la neuropsichiatria infantile, prima
a Roma l'8 ottobre 1959 (dove su proposta di Gozzano viene dato
l'incarico allo stesso Bollea) e subito dopo a Messina.
Continuando l'elencazione dei ricordi
dell'excursus storico di questa disciplina fatta da Bollea
(1960), nel 1915 si apre a Milano l'Istituto Medico-pedagogico
Treves, chiamato poi "Treves-De Sanctis", che diventerà
un attivo centro di ricerca. Nel 1922 De Sanctis al XVI° Congresso
della Società Freniatrica Italiana già insisteva per una
autonomia formativa del "pedopsichiatra", cioè della psichiatria
infantile, che "dovrebbe integrare la sua cultura in neurologia,
psichiatria, pediatria, e psicologia". Tra gli allievi di De
Sanctis vanno ricordati Cacchione, Carlo De Sanctis, Fantini, Papetti,
e Di Tullio. Nel 1925 Medea a Milano fonda la Pro Infanzia Anormale
(PIA), che ha per scopo la diffusione della igiene mentale infantile.
Si diffondono le classi differenziali e sorgono vari Istituti medicopedagogici
a Milano, Venezia, Roma, Firenze, Salerno. Nel 1932 la PIA organizza
a Roma il 3° Convegno Nazionale Medico-pedagogico, dove De
Sanctis evidenzia i due poli della psichiatria infantile (quello
organico e quello psicosociale) e ripropone il lavoro di équipe
come base per lo studio del bambino. Nel 1934 B. Di Tullio contribuisce
alla nascita dei Consultori di pedagogia emendativa presso
i Tribunali per minorenni, per affrontare gli aspetti psicologici
della devianza minorile, e nel 1936 crea il primo Centro per
lo studio della criminologia minorile. Partono molte iniziative
per il ritardo mentale, e si moltiplicano le classi differenziali
nelle scuole (verranno abolite dietro l'ondata della contestazione
antipsichiatrica della fine degli anni Sessanta, in quanto ritenute
discriminanti e tendenzialmente patogene).
Dalla metà degli anni Trenta la psichiatria
infantile in Italia subisce una battuta d'arresto, per poi riprendersi
alla fine della seconda guerra mondiale. Nuove patologie infantili,
anche dovute ai danni della guerra, si presentano all'attenzione,
quali soprattutto le paralisi cerebrali infantili e le patologie
del carattere. Gradualmente si nota l'innesto, sulla precedente
tradizione culturale prevalentemente organicista, di nuovi modelli
teorici provenienti dall'estero, basati sull'attenzione alla psicodinamica
familiare, sull'uso di rettivi mentali o test proiettivi, sull'intervento
sull'ambiente. In particolare all'inizio è molto sentita l'influenza
svizzera: nel 1946 la Centrale Italo-Svizzera di Assistenza Sanitaria
(CIAS) organizza un convegno a Milano con la partecipazione di Minkowski,
Piaget, e Rey, e pochi mesi dopo vi è il 1° Convegno Internazionale
della Semaine Internationale d'Etudes pour l'Enfance de la Guerre
(SEPEG) svizzera a Losanna, a cui parteciparono sei italiani (M.
Berrini, G. Bollea, C. Busnelli, M.A. Manacorda, M. Tommolini, M.
Venturini), ricevendo enormi stimoli dai colleghi di dodici paesi
europei presenti. Un anno dopo, nel 1947, Bollea e Venturini organizzarono
a Roma un convegno nazionale della SEPEG, dove si discusse la struttura
dei Centri Medico-Psico-Pedagogici (CMPP), e l'Opera Nazionale
Maternità e Infanzia (ONMI) si impegnò a crearli in Italia.
Nel 1947 sorgono infatti i primi due CMPP a Milano (con Porta e
la Berrini) e a Roma (con Bollea, che chiamò a collaborare Bartoleschi,
Ossicini, e Traversa); in un decennio diventeranno più di 200. Questi
centri sono tipicamente caratterizzati dal lavoro in équipe
(in genere costituite da un neuropsichiatra, uno psicologo, una
assistente sociale, e/o un insegnante). Sempre nel 1947 Di Tullio
fonda l'Ente Morale per il Fanciullo, con lo scopo di assistere
il giovane delinquente. Nel 1948 Bollea e Venturini sollecitano
la fondazione della Società Italiana per l'Assistenza Medico-Pedagogica
ai Minorati fisici e psichici dell'Età evolutiva (SIAME), con
Montesano come presidente e la M. Rovigatti come segretaria generale,
che organizzerà vari congressi negli anni seguenti (Milano, Salerno,
Napoli, Torino, Roma). Sempre nel 1948, a Congresso di Venezia della
Società Italiana di Psichiatria (SIP), viene fondato il Comitato
Italiano di Psichiatria Infantile, con Carlo De Sanctis come
presidente e Bollea come segretario generale. In quegli anni viene
anche affrontato il problema della rieducazione psicomotoria delle
paralisi cerebrale infantile, e nel 1954 i gruppi di Crema, Milano
e Roma riescono a far approvare la legge sugli spastici. Nel 1956
si celebra in Italia un congresso della Società Italiana di Igiene
Mentale, intitolato "Irregolarità della condotta",
che era praticamente un congresso nazionale di psichiatria infantile.
Nel 1958 si ha il primo riconoscimento internazionale: Bollea a
Lisbona viene eletto vicepresidente dell'Associazione Internazionale
di Psichiatria Infantile. Due anni dopo, nel 1960, viene eletto
anche presidente del Comitato
Europeo di Psichiatria Infantile.
Nel 1953 riprende la pubblicazione
di Infanzia Anormale che rappresentò un po' una palestra
e un importante momento di incontro degli psichiatri infantili del
tempo. Questa prestigiosa rivista, come si è accennato prima, era
stata fondata nel 1907, i primi direttori furono Sante De Sanctis
e Eugenio Medea, e tra i collaboratori figuravano Corberi, Albertini,
Vergani, Vidoni, Tacconi, Ciampi, ecc. Già circolava da alcuni anni
col nome di Bollettino dell'Associazione Romana per la cura medico-pedagogica
dei fanciulli anormali e deficienti poveri, e fu preceduta dalla
pubblicazione di alcuni numeri della rivista Ortofrenia da
parte di Gonelli Cioni nel 1894, cui seguì L'educazione dei frenastenici
pubblicata da F. Ferreri nel 1901. Infanzia Anormale fu sospesa
nel 1930 e riprese le pubblicazioni nel 1953, dopo 21 anni: nel
1950 infatti il Comitato Italiano di Psichiatria Infantile
della SIP aveva iniziato la pubblicazione, all'interno del Lavoro
Neuropsichiatrico, della "Rassegna di Neuropsicopatologia
e Igiene Mentale Infantile", e l'interesse suscitato da questa
iniziativa aveva reso necessario fondare una rivista autonoma, per
cui si decise di riattivare Infanzia Anormale; nonostante
si riconobbe che il nome della rivista non fosse più attuale, si
decise di mantenerlo per rispetto verso la tradizione, ma nel 1969
divenne Neuropsichiatria Infantile, e nel 1984 prese definitivamente
il nome, più appropriato e preciso, di Psichiatria dell'infanzia
e dell'adolescenza.
Nel 1956 si assegnano libere docenze
in Neuropsichiatria Infantile, e negli anni dal 1957 al 1963 a Roma,
Genova e Pisa si formano le prime scuole di specializzazione universitarie,
tra le quali spicca quella di Roma, una delle più prestigiose, diretta
da Giovanni Bollea, che si può considerare il vero padre della moderna
psichiatria infantile in Italia. Oggi si contano più di una ventina
di cattedre di prima fascia, una cinquantina di seconda fascia,
e una dozzina di scuole di specialità di psichiatria dell'età evolutiva,
in una ricca realtà scientifica in continua crescita, che sarebbe
difficile descrivere in dettaglio anche per la troppa vicinanza
storica.
In Italia la psichiatria infantile
è stata fin dall'inizio chiamata "neuropsichiatria infantile"
per non abbandonare il termine usato da Sante De Sanctis, Montesano
e Montessori sin dal 1902, nel senso che - come si espresse lo stesso
De Sanctis - la "psichiatria infantile è lo studio somato-psichico
di ogni disturbo dell'intelligenza e del comportamento del bambino
dell'età evolutiva 0-18 anni" (il termine "infantile"
oggi viene spesso sostituto con "dell'infanzia e dell'adolescenza"
o "dell'età evolutiva" per meglio connotare questo range
di età dei pazienti trattati). Più tardi, nel 1960, mentre in Italia,
come già in altri paesi, le Cliniche delle Malattie Nervose e Mentali
si stavano dividendo in "Neurologia" e "Psichiatria",
vi fu chi volle intendere il termine "Neuropsichiatria infantile"
come "neurologia infantile". E' questo un problema che
la neuropsichiatria infantile dovrà affrontare con l'entrata in
Europa, in quanto negli altri paesi la psichiatria infantile è divisa
dalla neurologia.
Nel dopoguerra, la psichiatria infantile
italiana si riprese, e si propose tre obiettivi: 1) i disturbi comportamentali,
che erano in forte aumento; 2) la criminalità infantile e giovanile
tipica del dopoguerra; 3) la riabilitazione dell'insufficiente mentale,
con una nuova impostazione di studio di tipo pluricentrico. In questo
senso la scuola italiana di neuropsichiatria infantile è sempre
stata tra le più complete, in quanto inglobò la psicologia genetica
e la psicodinamica, e impose la riabilitazione psicomotoria e funzionale
in ogni forma di disturbo organico, psichico, ed evolutivo. In un
primo momento sentì l'influenza della scuola psicoanalitica francese
(mentre per la psichiatria adulta sarà la cultura anglosassone ad
esercitare una influenza preponderante, dopo aver soppiantato quella
tedesca), ragione per cui gli autori di riferimento sono stati ad
esempio gli psicoanalisti S. Lebovici, R. Diatkine, R. Misès, M.
Soulé, ecc. In campo diagnostico fu preferito lo schema classificatorio
proposto da Misès, e gli ICD sono stati di gran lunga preferiti
ai DSM (anche se vi sono state eccezioni, ad esempio nel 1984 fu
presentata la classificazione del DSM-III per la psichiatria dell'età
evolutiva [Guaraldi & Caffo, 1986]). Come in altri paesi, l'interesse
prevalente di una prima fase di sviluppo della psichiatria infantile
in Italia è stato rappresentato dalla insufficienza mentale (anche
in Francia, come sappiamo, vi fu una grossa tradizione in questo
senso) e dai disturbi caratteriali. L'interesse per la delinquenza
minorile fu minore, per ovvie ragioni socioculturali (non vi era
una forte immigrazione esterna, e la delinquenza minorile era a
livelli molto più bassi rispetto ad alcuni paesi anglosassoni).
Come oggi apprendiamo tristemente dai mass media, ciò sta
rapidamente cambiando davanti ai nostri occhi, così pure come ci
stiamo adeguando ad altri paesi per quanto riguarda l'incidenza
del fenomeno dell'abuso infantile, per cui anche queste stanno diventando
aree di grande interesse da parte degli psichiatri infantili italiani.
La psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza
in Italia quindi è stata caratterizzata da un ridotto uso di farmaci
(se paragonata ad esempio agli Stati Uniti), e da un diffuso uso
delle psicoterapie ad orientamento dinamico, individuali e familiari.
Estremamente importante è l'attenzione alla famiglia e all'ambiente
sociale per comprendere il caso clinico durante l'età evolutiva:
nelle parole di Bollea (1960), "il vero pedopsichiatra ha essenzialmente
una mentalità umanistica e sociale... Il caso clinico è visto e
sentito immediatamente nella inscindibilità del paziente dall'humus
in cui vive (p. 154)... Il fanciullo è un essere totalmente dipendente...
e la conoscenza del fattore ambientale (famiglia-scuola-società)
è fondamentale" (p. 155). Per affrontare la complessità della
situazione clinica, nella cultura teorica e pratica della psichiatria
infantile italiana il lavoro di équipe, come si è già accennato,
ha avuto un ruolo chiave, così come è stato per altri paesi. L'équipe
è stato uno strumento importantissimo per favorire quella cultura,
indispensabile soprattutto in questa disciplina, del superamento
delle ottiche parziali delle diverse professionalità ed avvicinarsi
alla comprensione della complessità del caso. Nelle parole di Bollea
(1960), nella équipe, guidata dal neuropsichiatra infantile,
deve vigere paradossalmente una sorta di "gerarchia orizzontale"
(p. 154), in cui cioè i vari punti di vista vanno considerati alla
pari degli altri per gli apporti che possono dare: la forma mentis
del pedopsichiatra deve essere quella di giungere ad una sintesi
dei due poli, quello biologico e quello sociale, di "captarli
dialetticamente fusi" (p. 155).
Gli anni più recenti dello sviluppo
di questa disciplina hanno visto ancor più prospettive arricchire
questa realtà che sta rapidamente cambiando, e stanno sempre più
prendendo piede sottospecialità anche ad impostazione biologica
(si pensi solo agli studi di genetica e di brain imaging).
Tutti segni questi che questa disciplina, ormai raggiunta una fase
di piena maturità, sta diventando una realtà ricca e complessa in
continua evoluzione davanti ai nostri occhi.
Sviluppi recenti negli Stati Uniti
Negli anni Trenta molti psichiatri,
a causa della guerra e della persecuzione razziale, fuggirono dall'Europa
per emigrare negli Stati Uniti, dove proprio in quegli anni la psichiatria
infantile cresceva vertiginosamente (basti pensare che nel 1935
vi erano già 617 ambulatori di psichiatria infantile). Nel 1930,
alla John Hopkins University, dove lavorava Meyer, fu aperta
la prima sezione di psichiatria infantile in un ospedale di pediatria,
e fu nominato direttore Leo Kanner, che nel 1935 pubblicò l'influente
trattato Child Psychiatry. Come è noto, allora la cultura
dominante era quella psicoanalitica, e uno dei libri più influenti
era il classico del 1925 Gioventù traviata di Aichhorn (1878-1949),
uno psicoanalista di Vienna contemporaneo a Freud (autore anche
della prefazione), che aveva studiato a lungo i giovani delinquenti
e psicopatici secondo una cornice psicoanalitica. Nel 1946 fu tradotto
in inglese il classico di Anna Freud del 1936 L'io e i meccanismi
di difesa, che però già circolava in tedesco (in italiano uscì
nel 1967). Nel 1933 uscì l'importante lavoro di Potter sulla schizofrenia
nei bambini (che stimolò un acceso dibattito sulla schizofrenia
infantile, ancora oggi non del tutto sopito), e nel 1937 l'articolo
di Bradley sulla sorprendente utilità delle anfetamine nei bambini
ipercinetici. Altri lavori classici furono quello di Kanner (1944)
sull'autismo infantile, di Spitz (1945) sugli effetti negativi dell'istituzionalizzazione
nei bambini, di Bender (1947) sui criteri diagnostici della schizofrenia
infantile, di Walker & Kirkpatrick (1947) sull'uso degli antiepilettici
per i problemi del comportamento, dei coniugi Glueck (1950) sulla
influenza della famiglia nell'insorgenza della delinquenza minorile
e sulla possibilità di predire i comportamenti antisociali già dai
primi anni di scuola, e così via. Dagli anni Quaranta i progressi
furono rapidi, con la fondazione di molte scuole di specialità in
psichiatria infantile, soprattutto dietro alla pressione dei tanti
psichiatri stranieri che, giunti dopo la guerra negli Stati Uniti
per formarsi, volevano tornare al loro paese dopo aver seguito un
training specifico. Nel 1946 fu fondato il Group for the Advancement
of Psychiatry (GAP), formato da psichiatri illuminati e progressisti,
in genere di estrazione psicoanalitica, che daranno un importante
impulso scientifico e agli indirizzi di politica sanitaria; un anno
dopo, nel 1947, fu fondata la commissione di psichiatria infantile
del GAP, che nel 1950 pubblicò un documento in cui caldeggiava la
formazione di programmi di training di psichiatria dell'infanzia
e dell'adolescenza. Nel clima ottimistico del dopoguerra, Truman
nel 1946 "dichiarò guerra" alla malattia mentale firmando
il National Mental Health Act, che prevedeva grossi finanziamenti
per la psichiatria pubblica. Come uno dei tanti segni di questi
sforzi, nel 1949 fu fondato il National Institute for Mental
Health (NIMH), fratello minore del National Institute of
Health (NIH).
Va sottolineato che negli Stati Uniti
la psichiatria infantile non nacque dai "genitori legittimi"
(la psichiatria da una parte e la pediatria dall'altra), ma autonomamente,
e precisamente fu espressione del Child Guidance Movement,
a cui si è accennato prima: le discipline che "partorirono"
la psichiatria infantile furono la assistenza sociale, la psicologia,
e le scienze sociali (basti pensare che l'American Psychiatric
Association [APA] la riconobbe solo negli anni Cinquanta). Le
Child Guidance Clinics, inizialmente sorte come intervento
sul ritardo mentale e sulla delinquenza minorile, legate ai Tribunali
per minorenni, presto si occuparono anche dei problemi familiari
e dei veri e propri disturbi mentali, sia nevrotici che psicotici.
La prima Child Guidance Clinic nasce nel 1919, e nel 1930
in America ve ne sono già 500. Il Child Guidance Movement
si diffonde anche in Inghilterra, dove nel 1926 viene creato il
Child Guidance Council, che coordina gli interventi sull'infanzia,
e nel 1927 la East London Child Guidance Clinic, mentre in
Germania nel 1928 esistono già più di 40 Centri di Psichiatria Infantile
organizzati in équipe.
Dagli anni Quaranta-Cinquanta negli
Stati Uniti la specialità di psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza
entra nel suo fulgore. Nel 1950 fu organizzata, con molto successo,
una White House Conference on Children and Youth, aperta
anche alla partecipazione di 500 giovani. Inoltre nel 1950 Erik
Erikson (1902-1994) pubblica il suo famoso e influente libro
Infanzia e società, che sottolinea l'importanza dell'allevamento
dei bambini per lo sviluppo adulto. Anna Freud, Heinz Hartmann e
Ernst Kris fondano la prestigiosa rivista The Psychoanalytic
Study of the Child, a cadenza annuale, che per l'importanza
dei lavori pubblicati diventerà un punto di riferimento nel movimento
psicoanalitico. Un altro importantissimo contributo, proveniente
dall'Inghilterra ma subito rimbalzato oltreoceano, fu il rapporto
di John Bowlby (1907-1990) all'Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS) del 1951, in cui veniva studiata la separazione
e l'attaccamento alla madre. Il filone di ricerca sulla "teoria
dell'attaccamento" aperto da Bowlby (1944, 1958, 1969, 1973,
1980) dovrà poi diventare uno dei più interessanti e fertili in
campo sia psicoanalitico che cognitivista. Bowlby, utilizzando anche
un approccio basato sull'etologia umana, revisionò la teoria freudiana
delle pulsioni individuando un "sistema motivazionale"
nettamente separato dalla sessualità, quello dell'attaccamento,
che non viene più concepito come derivato dalla pulsione libidica
ma totalmente indipendente da esso e altrettanto importante per
la sopravvivenza. La sua ricerca sistematizzò in una più vasta cornice
teorica, che collocava la psicoanalisi di diritto all'interno delle
scienze naturali, le intuizioni di alcuni pionieri della scuola
inglese della "teoria delle relazioni oggettuali" come
Fairbairn e Suttie (Parisi & Migone, 1994), che - come recita
il noto dictum di Fairbairn (1952, p. 137) - avevano postulato
altre forze motivazionali autonome non meramente "alla ricerca
del piacere" (pleasure-seeking) ma "alla ricerca
dell'oggetto" (object-seeking). Questa revisione teorica
costituisce uno dei più importanti aggiustamenti della teoria psicoanalitica
operati alla luce delle acquisizioni sulla psicologia dello sviluppo
(Eagle, 1992), e avrà importanti ripercussioni nella psicoanalisi
nordamericana con la diffusione della teoria delle relazioni oggettuali
e della Psicologia del Sé di Kohut.
Nel 1952 fu fondata l'American
Academy of Child Psychiatry, e gli sviluppi dei primi anni della
storia istituzionale della psichiatria infantile in America sono
raccontati in dettaglio nel primo volume del suo organo ufficiale,
il Journal of the American Academy of Child Psychiatry, fondato
nel 1962.
L'entusiasmo per le idee psicoanalitiche
(si pensi al concetto di "madre schizofrenogena") e per
l'importanza del passato nel determinare la psicopatologia adulta
portò, soprattutto negli anni Cinquanta, a un relativo abbandono
di interesse per i casi non facilmente riconducibili a un modello
psicosociale (come ad esempio il ritardo mentale e le epilessie),
e a frequenti ragionamenti del tipo post hoc ergo propter hoc,
contro i quali nel 1955 mise in guardia Hartmann (1964) dimostrando
la loro scorrettezza scientifica. Lo stesso Heinz Hartmann (1894-1970),
una delle figure più influenti nella storia della psicoanalisi e
fondatore della "Psicologia dell'Io", aveva scritto nel
1937 Psicologia dell'Io e problema dell'adattamento (che
fu pubblicato in tedesco nel 1939, tradotto in inglese nel 1958
e in italiano nel 1966), dove teorizzò una "sfera dell'Io libera
da conflitti" contribuendo quindi a correggere una iniziale
impostazione della psicoanalisi troppo legata al punto di vista
delle pulsioni. Il suo scopo era quello di renderla una psicologia
generale aggiornandola ai progressi della psicologia accademica.
A questo proposito, va segnalato che nei tempi recenti si è assistito,
all'interno della psicoanalisi, a una grande rinascita della infant
research, i cui principali esponenti sono Stern (1985), Lichtenberg
(1983, 1989), Emde (1988) e tanti altri, che ha portato a una sostanziale
revisione della metapsicologia e delle precedenti concettualizzazioni
psicoanalitiche sullo sviluppo infantile espresse ad esempio dalla
Mahler (1968; Mahler, Pine & Bergman, 1975; posizioni per certi
versi simili a quelle della Mahler, e anch'esse poi da molti ritenute
superate, furono sostenute in Inghilterra da un'altra nota psicoanalista,
la Tustin [1972], che ha studiato l'autismo). Un altro autore che
negli anni recenti sta suscitando sempre più interesse sia nel campo
psicoanalitico che in quello cognitivista è l'ingese Fonagy (1996;
Fonagy & Target, 2001), che, tra le altre cose, ha approfondito,
all'interno della cornice della teoria dell'attaccamento, l'importanza
dello sviluppo della "funzione autoriflessiva" (definita,
a seconda dei contesti, anche "metacognizione" o "teoria
della mente") come fattore di protezione per disturbi psicologici
nell'adolescente e nell'adulto (ad esempio di natura borderline).
Nel 1952 uscì il DSM-I, senza un
capitolo a parte sulla psichiatria infantile; il ritardo mentale
(chiamato mental deficiency, e che includeva solo le forme
idiopatiche e familiari) veniva esposto nelle ultime pagine (la
terza delle tre parti del manuale). Il termine ufficialmente adottato
per connotare il disturbo mentale fu "reazione", a riprova
dell'influenza dell'approccio psicobiologico di Meyer e della psicoanalisi.
In quegli anni il dibattito sulle psicosi infantili era molto acceso,
e Bruno Bettelheim (1903-1990) faceva sentire la sua voce diventando
una figura popolare per i suoi scritti in cui cercava di aiutare
i bambini autistici con una terapia istituzionale a lungo termine,
ottenendo alcuni miglioramenti anche se mai la guarigione completa
(negli anni Ottanta Bettelheim fu al centro di grosse polemiche,
con complesse implicazioni sia teoriche e che sociologiche [Roazen,
1992]). Mosse nel 1958 segnalò il pericolo che la diagnosi di psicosi
fosse abusata nell'infanzia, anche per il fatto che sembrava che
nei bambini la Cloropromazina ottenesse buoni risultati senza effetti
collaterali (come è noto, pochi anni dopo, mano a mano che si diffondeva
l'uso di questo farmaco, ciò fu clamorosamente smentito). Nel 1959
negli Stati Uniti fu ufficialmente fondata la specialità di Psichiatria
dell'infanzia e dell'adolescenza con la regola però che all'esame
di specializzazione dovesse essere sempre presente anche un pediatra.
Negli anni Sessanta i finanziamenti
governativi, sotto la presidenza Kennedy, aumentarono enormemente
e, dato che il livello di delinquenza minorile rimaneva sempre alto,
fu data molta enfasi alla prevenzione e al training degli operatori
della salute mentale infantile. La euforia del dopoguerra degli
anni Cinquanta, in cui vi era un grande ottimismo e si credeva che
si poteva vincere la malattia mentale così come si era vinta la
guerra, lasciò il posto a una maggiore preoccupazione negli anni
Sessanta, non solo a causa del fatto che la delinquenza minorile
non accennava a diminuire, ma anche poiché incominciava a delinearsi
un nuovo e imponente fenomeno, quello del movimento della contestazione
studentesca, che, tra i tanti rinnovamenti anche positivi, portava
con sé un alto uso di droghe nei giovani dei campus universitari
come fenomeno tipico della "controcultura" e della moda
di quegli anni. I consigli del famoso Dr. Spock (1904-1998) di essere
tolleranti coi figli, contenuti nel suo popolare libro pubblicato
del 1945 (venduto in 40 milioni di copie e in molte lingue), furono
ritenuti, a ragione o a torto, in parte responsabili di aver favorito
una crisi di insicurezza del ruolo dei genitori, il cui permissivismo
avrebbe contribuito alla ribellione dei giovani hippies (il
Dr. Spock in seguito si convinse di aver sbagliato, e fece autocritica).
Nel 1962 uscì il classico di Provence
& Lipton Infants in Institutions, in cui veniva dimostrato
che anche i "buoni" orfanotrofi non possono sostituire
l'ambiente di una famiglia, per cui da quel momento iniziò una politica
che andava tutta nella direzione delle adozioni. Ma già dai primi
anni Sessanta esplose il fenomeno del child abuse, sia sessuale
che fisico, e nuove leggi apposite entrarono in vigore in ogni stato
americano. Si capì meglio anche il ruolo specifico del bambino nella
relazione coi genitori: Knobloch & Pasamanick (1959) introdussero
il concetto di "danno cerebrale minimo", e Chess, Thomas
et al. (1960) intrapresero il loro noto studio longitudinale
sul temperamento dei bambini. Nel 1964 Rutter et al. (1976)
iniziarono il famoso studio decennale dell'Isola di Wight, una pietra
miliare della epidemiologia psichiatrica infantile (vedi anche Rutter,
1989). La Robins nel 1966 pubblicò il suo libro in cui mostrava
che i bambini con disturbo della condotta avevano una maggiore probabilità
di mostrare una psicopatologia da adulti, soprattutto di tipo antisociale.
Il DSM-II, uscito nel 1968, era un
fascicolo di 134 pagine, privo di criteri diagnostici e di un sistema
multiassiale, e si decise di basarlo sull'ottava edizione della
International Classification of Diseases (ICD-8), uscito
due anni prima; si abolì il termine "reazione", per mantenerlo
però solo per la sezione di psichiatria infantile. Il ritardo mentale,
che ora veniva inteso non come idiopatico ma come dovuto a qualunque
causa, veniva esposto in una decina di pagine come prima categoria
diagnostica e al di fuori della sezione di psichiatria infantile.
Vi erano solo 6 categorie diagnostiche per l'infanzia e l'adolescenza
esposte in due pagine alla fine del manuale (reazione ipercinetica,
di chiusura in se stessi [withdrawing], iperansiosa, di fuga
da casa, aggressiva non socializzata, di delinquenza di gruppo -
oltre a queste vi era la reazione di adattamento, che poteva presentarsi
sia nell'adulto che nel bambino) (Tab. 1).
Tab. 1: Classificazione del DSM-II
(1968)
- Ritardo mentale (esposto a
parte)
- Reazione ipercinetica
- Reazione di chiusura in se stessi
[withdrawing]
- Reazione iperansiosa
- Reazione di fuga da casa
- Reazione aggressiva non socializzata
- Reazione di delinquenza di gruppo
- Reazione di adattamento (può essere
sia nell'adulto che nel bambino)
La più complessa classificazione
di psichiatria infantile del Gap, uscita due anni prima (Group for
the Advancement of Psychiatry, 1966), era uno strumento più apprezzato,
poiché integrava punti di vista fenomenologici, psicoanalitici,
e di sviluppo. Ma nonostante la enorme influenza che esercitò il
classico di Anna Freud del 1965 Normalità e patologia del bambino
(che verrà tradotto in italiano nel 1969), già allora incominciò
a declinare l'approccio psicoanalitico in psichiatria infantile,
in una guerra teorica che allora vedeva tre partiti scontrarsi tra
loro: i partigiani della biologia, della psicologia, e della sociologia.
Negli anni seguenti due nuovi approcci
si affacciarono all'orizzonte: il comportamentismo e la terapia
familiare (soprattutto il gruppo di Minuchin a Filadelfia), anche
se il primo tese a restare confinato agli psicologi e il secondo
agli assistenti sociali più che agli psichiatri infantili.
I grossi fenomeni sociali degli ultimi
anni del secolo sono davanti ai nostri occhi: coloro che negli anni
Sessanta-Settanta erano passati attraverso il movimento di ribellione
giovanile o avevano abusato droghe divennero i genitori dei bambini
degli anni Ottanta-Novanta. Sono aumentate le nascite di figli da
donne non sposate, e sono aumentati i genitori entrambi lavoratori.
Tutto questo ha provocato varie conseguenze, tra cui il fatto che
i bambini passavano molto più tempo da soli in casa non supervisionati.
Sono aumentati i problemi di uso di sostanze, abuso sessuale infantile,
AIDS, e, in certe aree, uso di armi da fuoco. Nel contempo sono
aumentati sia gli studi sulla influenza genetica in alcune malattie
gravi, sia lo studio dettagliato della influenza dei traumi infantili.
Sono aumentate enormemente le terapie farmacologiche nell'infanzia,
soprattutto i neurolettici per i disturbi psicotici, gli stimolanti
per i disturbi dell'attenzione, e gli antidepressivi per la depressione,
i disturbi alimentari, l'enuresi, il panico, e il disturbo ossessivo-compulsivo.
Si ha la sensazione che i farmaci funzionano meno nei bambini che
negli adulti, ma, per svariati motivi, sono state fatte poche ricerche
sistematiche e a larga scala sui bambini se paragonate a quelle
su adulti.
Nell'ultima parte del secolo avvenne
un importante cambiamento, non solo nella psichiatria infantile
ma in tutta la psichiatria: la richiesta di maggiore controllo e
rigore metodologico e statistico per la pubblicazione su riviste
scientifiche. Questa esigenza serviva a molteplici scopi: interrompere
le interminabili dispute teoriche tra opposte fazioni, democratizzare
l'enorme flusso di informazioni che provenivano dal campo, e venire
incontro alle esigenze di accountability e di misurabilità
a medio-breve termine che si facevano sempre più sentire a causa
delle ristrettezze economiche. Anche il DSM-III, DSM-III-R e DSM-IV
(American Psychiatric Association, 1980, 1987, 1994) furono prodotti
con questo spirito, figli della "age of accountability",
come è riflesso ad esempio nelle principali caratteristiche di questi
manuali (la presenza di criteri diagnostici descrittivi e "ateorici",
e il sistema multiassiale), anche se la sezione di psichiatria infantile
di questi manuali è forse meno chiara e più controversa della sezione
di psichiatria adulta (per un approfondimento sui DSM dell'American
Psychiatric Association, vedi Migone, 1983, 1992/1999, 1995a,
1995b; de Girolamo & Migone, 1995).
Vediamo ora come nelle ultime tre
edizioni del DSM (DSM-III, DSM-III-R, e DSM-IV) viene trattata la
sezione di psichiatria dell'età evolutiva, per poi brevemente passare
in rassegna la classificazione dei due ultimi ICD (ICD-9 ed ICD-10).
Il DSM-III (1980)
Nel DSM-III la sezione di psichiatria
infantile, intitolata "Disturbi che esordiscono di solito nell'Infanzia,
nella Fanciullezza o nell'Adolescenza", viene posta all'inizio
del manuale, ed è molto ricca (75 pagine). Presenta 9 disturbi in
asse I e un disturbo da registrare in asse II. I 9 disturbi in asse
I sono: Ritardo mentale, Disturbi da deficit dell'attenzione, Disturbi
della condotta, Disturbi ansiosi della fanciullezza e dell'adolescenza,
Altri disturbi (dell'attaccamento, schizoide, mutismo elettivo,
oppositivo, dell'identità), Disturbi alimentari, Disturbi da movimenti
stereotipati, Altri disturbi con manifestazioni fisiche (Balbuzie,
Enuresi funzionale, Encopresi funzionale, Sonnambulismo, Pavor
Nocturnus), Disturbo generalizzato dello sviluppo (Autismo infantile,
Disturbo generalizzato dello sviluppo dell'inizio della fanciullezza,
atipico). La categoria da registrare in asse II è rappresentata
dai Disturbi specifici dello sviluppo: lettura, calcolo, linguaggio,
articolazione, misto, atipico (Tab. 2).
Tab. 2: Classificazione del DSM-III
(1980)
- Ritardo mentale (lieve, moderato,
grave, gravissimo, non specificato)
- Disturbi da deficit dell'attenzione
(con iperattività, senza iperattività, residuo)
- Disturbi della condotta (iposocializzato
con aggressività, iposocializzato senza aggressività, socializzato
con aggressività, socializzato senza aggressività, atipico)
- Disturbi ansiosi della fanciullezza
e dell'adolescenza (ansia di separazione, di evitamento, ansia
diffusa [iperansietà])
- Altri disturbi dell'infanzia,
della fanciullezza e dell'adolescenza (Disturbo reattivo dell'attaccamento
dell'età infantile, Disturbo schizoide della fanciullezza e dell'adolescenza,
Mutismo elettivo, Disturbo oppositivo, Disturbo dell'identità)
- Disturbi dell'alimentazione (Anoressia
mentale, Bulimia, Pica, Disturbo di ruminazione dell'età infantile)
- Disturbi da movimenti stereotipati
(transitorio a tipo tic, cronico a tipo tic, tipo Tourette, atipico
del gruppo dei tics, atipico da movimenti stereotipati)
- Altri disturbi con manifestazioni
fisiche (Balbuzie, Enuresi funzionale, Encopresi funzionale, Sonnambulismo,
Pavor Nocturnus)
- Disturbo generalizzato dello sviluppo
(Autismo infantile, Disturbo generalizzato dello sviluppo dell'inizio
della fanciullezza, atipico)
- Disturbi specifici dello sviluppo
(lettura, calcolo, linguaggio [espressivo e recettivo], articolazione,
misto, atipico) (in
asse II)
Molte sono le differenze col DSM-II.
Tra le principali (oltre ovviamente alla introduzione dei criteri
diagnostici e al sistema multiassiale, a cui si accennava prima),
vi è la eliminazione del termine "reazione" (che può alludere
ad un livello eziologico) e la introduzione del termine "disturbo"
(disorder). Il Ritardo mentale viene messo all'interno della
sezione di psichiatria infantile e dell'adolescenza; tra i vari
tipi di ritardo mentale, il funzionamento intellettivo borderline
o al limite (Q.I. = 71-84) viene omesso in quanto in genere non
presenta disturbi nel comportamento adattivo, ma può comunque essere
registrato nelle Condizioni non attribuibili a disturbo mentale
(i "codici V"). Inoltre, mentre nel DSM-II le poche categorie
considerate erano concepite, in termini di stabilità e resistenza
al trattamento, come a metà strada tra disturbi situazionali passeggeri
da un parte, e le psicosi, le nevrosi e i disturbi di personalità
dall'altra, il DSM-III elenca un vasto numero di diagnosi di varia
gravità e stabilità.
Tra le differenze specifiche vanno
menzionate le seguenti: la Reazione ipercinetica viene rinominata
Deficit dell'attenzione con iperattività (viene elencato un altro
disturbo senza iperattività e uno residuo); la Reazione di chiusura
in se stessi (withdrawing) viene suddivisa in Disturbi di
personalità evitante e schizoide, che sono collocati in asse II
(nel primo vi è una motivazione al coinvolgimento con gli altri,
nel secondo manca); la Reazione di fuga da casa viene rinominata
Disturbo della condotta iposocializzato senza aggressività; la Reazione
di delinquenza di gruppo viene rinominata Disturbo della condotta
socializzato con aggressività o senza aggressività; vengono aggiunti
nuovi disturbi come il Disturbo reattivo dell'attaccamento dell'età
infantile (quello che veniva chiamato "failure to thrive",
cioè i bambini che non si attaccano alla madre e non mostrano una
motivazione a crescere), il Mutismo elettivo, e il Disturbo oppositivo
(dietro suggerimento del GAP); infine viene aggiunto il Disturbo
dell'identità (frequente nell'adolescenza, ma da distinguersi dal
Disturbo borderline di personalità).
Il DSM-III-R (1987)
Grossi cambiamento avvennero nella
sezione di psichiatria infantile del DSM-III-R (Tab. 3).
Tab. 3: Classificazione del DSM-III-R
(1987)
- Ritardo mentale (lieve,
moderato, grave, gravissimo, non specificato) (in
asse II)
- Disturbi generalizzati dello
sviluppo (Disturbo autistico, Non Altrimenti Specificato [NAS])
(in asse II)
- Disturbi specifici dello
sviluppo (Disturbi delle capacità scolastiche [calcolo, espressione
scritta, lettura], Disturbi del linguaggio e dell'eloquio [articolazione
della parola, linguaggio espressivo, recezione del linguaggio],
Disturbi delle capacità motorie [coordinazione, NAS], Altri disturbi
dello sviluppo NAS) (in asse II)
- Disturbi con comportamento disturbante
(da deficit dell'attenzione con iperattività, della condotta [di
gruppo, solitario con aggressività, indifferenziato], oppositivo-provocatorio)
- Disturbi d'ansia della fanciullezza
e dell'adolescenza (da ansia di separazione, di evitamento della
fanciullezza o dell'adolescenza, da iperansietà)
- Disturbi dell'alimentazione (Anoresia
nervosa, Bulimia nervosa, Pica, Disturbo di ruminazione dell'infanzia,
NAS)
- Disturbi dell'identità di genere
(Disturbo dell'identità di genere della fanciullezza, Transessualismo,
Disturbo dell'identità di genere della fanciullezza o dell'età
adulta tipo non transessuale, NAS)
- Disturbi da tic (Tourette, Disturbo
cronico da tics motori o vocali, Disturbo transitorio da tic,
NAS)
- Disturbi delle funzioni evacuative
(Encopresi funzionale, Enuresi funzionale)
- Disturbi dell'eloquio non altrimenti
classificati (Farfugliamento, Balbuzie)
- Altri disturbi dell'infanzia,
della fanciullezza e dell'adolescenza (Mutismo elettivo, Disturbo
dell'identità, Disturbo reattivo dell'attaccamento dell'infanzia
e della prima adolescenza, Disturbo da stereotipia/abitudine,
Disturbo da deficit dell'attenzione indifferenziato)
Innanzitutto si è cercato di innalzare
la soglia per fare diagnosi grazie anche alla vasta sperimentazione
tramite le prove sul campo (i field trials). La sperimentazione
del DSM-III permise di mettere in luce sia i vantaggi che gli svantaggi
del sistema multiassiale, e la difficoltà a stabilire una chiara
base concettuale soprattutto per la separazione tra i primi due
assi, e questo soprattutto in psichiatria infantile. Per risolvere
almeno una parte dei problemi, il DSM-III-R introdusse alcune modifiche
all'asse II, nel quale, oltre ai Disturbi di personalità che sono
rimasti, sotto la rubrica "Disturbi dello sviluppo" sono
stati aggiunti il Ritardo mentale, i Disturbi generalizzati dello
sviluppo, e i Disturbi specifici dello sviluppo. In questo modo
nell'asse II vennero inclusi, salvo rare eccezioni, disturbi che
hanno tutti insorgenza nell'infanzia o nell'adolescenza e che hanno
un carattere di stabilità nel tempo.
Tra le altre modifiche, vanno menzionate
le seguenti. Il Disturbo da deficit dell'attenzione con iperattività
è stato meglio differenziato dal Disturbo della condotta e da quello
oppositivo, e sono stati elencati una serie di criteri senza che
uno specifico criterio fosse indispensabile; invece, il Disturbo
da deficit dell'attenzione senza iperattività si è rivelato ai field
trials abbastanza raro, e si è ritenuto non più necessario soprattutto
dopo la revisione dei criteri diagnostici del Disturbo da deficit
dell'attenzione con iperattività, per cui è stato rinominato Disturbo
da deficit dell'attenzione indifferenziato.
I Disturbi della condotta (iposocializzato
e socializzato con o senza aggressività) sono stati semplificati
e ridotti a soli tre tipi (di gruppo, solitario con aggressività,
indifferenziato), segnalando una differenza fondamentale emersa
dalle ricerche, cioè il fatto che il comportamento antisociale sia
messo in atto da soli o in un gruppo verso il quale il bambino o
l'adolescente si sente leale. Inoltre questi tre tipi di disturbi
della condotta sono raggruppati insieme al Disturbo da deficit dell'attenzione
con iperattività all'interno di una categoria chiamata Disruptive
behavior disorders (tradotta, cacofonicamente, Disturbi con
comportamento disturbante).
Il Disturbo Schizoide della fanciullezza
e dell'adolescenza è stato eliminato, in quanto si è visto che raramente
è presente senza altri gravi sintomi che suggeriscono un Disturbo
generalizzato dello sviluppo. Il Disturbo oppositivo è stato meglio
specificato e rinominato oppositivo-provocatorio, e messo all'interno
della categoria chiamata Disturbi con comportamento disturbante.
La Bulimia è stata rinominata Bulimia nervosa, per connotare il
suo collegamento alla Anoressia nervosa. I Disturbi da movimenti
stereotipati sono stati rinominati Disturbi da tic, e comprendono
tre disturbi (Tourette, Disturbo cronico da tics motori o vocali,
Disturbo transitorio da tic). La Enuresi e Encopresi funzionali
sono ora messe nei Disturbi delle funzioni evacuative. Il Sonnambulismo
e il Pavor nocturnus vengono trasferiti nella categoria dei
Disturbi del sonno. L'Autismo infantile e i Disturbi generalizzati
dello sviluppo ad insorgenza infantile vengono raggruppati e chiamati
Disturbo autistico.
Infine, i Disturbi specifici dello
sviluppo vengono descritti in modo più approfondito. I Disturbi
del linguaggio vengono differenziati in espressivi e recettivi (ciò
era riconosciuto nel testo del DSM-III). Vengono inoltre aggiunti
il Disturbo della espressione scritta, i Disturbi della coordinazione
e il Farfugliamento.
Il DSM-IV (1994)
Dato che il DSM-IV è il manuale tutt'ora
in uso negli Stati Uniti, ed è abbastanza diffuso in vari paesi,
le differenze del DSM-IV rispetto al DSM-III-R verranno descritte
più dettagliatamente (vengono tratte, con lievi modifiche, dall'Indice
annotato delle modifiche nel DSM-IV posto nell'Appendice D del manuale
[American Psychiatric Association, 1994, pp. 833-837]) (Tab.
4).
Tab. 4: Classificazione del DSM-IV
(1994)
- Ritardo mentale (lieve,
moderato, grave, gravissimo, non specificato) (in
asse II)
- Disturbi dell'apprendimento (Disturbo
della lettura, Disturbo del calcolo, Disturbo dell'espressione
scritta, Disturbo dell'apprendimento NAS)
- Disturbo delle capacità motorie
(Disturbo di sviluppo della coordinazione)
- Disturbi della comunicazione (Disturbo
della espressione del linguaggio, Disturbo misto della espressione
e della ricezione del linguaggio, Disturbo della fonazione, Balbuzie,
Disturbo della comunicazione NAS)
- Disturbi generalizzati dello sviluppo
(Disturbo autistico, Disturbo di Rett, Disturbo disintegrativo
della fanciullezza, Disturbo di Asperger, Disturbo generalizzato
dello sviluppo NAS)
- Disturbi da deficit di attenzione
e da comportamento dirompente (Disturbo da deficit di attenzione/iperattività,
Disturbo da deficit di attenzione/iperattività NAS, Disturbo della
condotta, Disturbo oppositivo provocatorio, Disturbo da comportamento
dirompente NAS)
- Disturbi della nutrizione e dell'alimentazione
dell'infanzia o della prima fanciullezza (Pica, Disturbo di ruminazione,
Disturbo della nutrizione dell'infanzia o della prima fanciullezza)
- Disturbi da tic (Disturbo di Tourette,
Disturbo cronico da tic motori o vocali, Disturbo transitorio
da tic, Disturbo da tic NAS)
- Disturbi della evacuazione (Encopresi,
Enuresi non dovuta ad una condizione medica generale)
- Altri disturbi dell'infanzia,
della fanciullezza o dell'adolescenza (Disturbo d'ansia di separazione,
Mutismo selettivo, Disturbo reattivo dell'attaccamento dell'infanzia
o della prima fanciullezza, Disturbo da movimenti stereotipati,
Disturbo dell'infanzia, della fanciullezza o dell'adolescenza
NAS)
Tra le differenze tra il DSM-III-R
e il DSM-IV, innanzitutto vi sono modificazioni nel Sistema multiassiale:
solo i Disturbi di personalità e il Ritardo mentale (i cui criteri
sono stati modificati per renderli più compatibili con la definizione
della American Association of Mental Retardation) rimangono
nell'asse II, in quanto i Disturbi pervasivi dello sviluppo, i Disturbi
dell'apprendimento, i Disturbi delle capacità motorie e i Disturbi
della comunicazione (che nel DSM-III-R erano codificati sull'asse
II) nel DSM-IV vengono tutti codificati sull'asse I.
Il nome Disturbi dell'apprendimento
è stato modificato rispetto a quello di Disturbi delle capacità
scolastiche del DSM-III-R, per rifletterne l'uso clinico comune.
Il criterio di esclusione (Criterio C) è stato modificato per permettere
una diagnosi di Disturbo dell'apprendimento in presenza di un deficit
sensoriale, a condizione che le difficoltà di apprendimento siano
in eccesso rispetto a quelle solitamente associate con il deficit
sensoriale. Inoltre, il criterio di esclusione del DSM-III-R è stato
modificato per permettere la diagnosi di Disturbo dell'apprendimento
in presenza di una condizione medica (neurologica) generale.
La sezione dei Disturbi della
comunicazione riunisce sotto un unico titolo tutti i disturbi
dell'eloquio e del linguaggio, che nel DSM-III-R erano elencati
in due sezioni separate (cioè i Disturbi specifici dello sviluppo
e i Disturbi dell'eloquio NAS). La diagnosi di Disturbo dell'espressione
del linguaggio non è più esclusa in presenza di un deficit motorio
dell'eloquio, un deficit sensoriale, o una deprivazione ambientale,
a condizione che le difficoltà nel linguaggio siano in eccesso rispetto
a quelle abitualmente associate con questi problemi. La diagnosi
di Disturbo misto dell'espressione e della ricezione del linguaggio
sostituisce quella di Disturbo dello sviluppo della ricezione del
linguaggio del DSM-III-R, in riconoscimento del fatto che i problemi
nella ricezione del linguaggio non si presentano isolatamente senza
la presenza di un concomitante problema a carico del linguaggio
espressivo. Questa diagnosi non viene più esclusa in presenza di
deficit motori dell'eloquio, di deficit sensoriali, o di una deprivazione
ambientale, sempre che le difficoltà nel linguaggio siano maggiori
di quelle comunemente associate a questi problemi. Il nome della
diagnosi di Disturbo di sviluppo dell'articolazione della parola
è stato modificata in Disturbo della fonazione, in conformità con
l'attuale terminologia. Questa diagnosi non è più esclusa in presenza
di un deficit motorio dell'eloquio, deficit sensoriale, o deprivazione
ambientale, a condizione che le difficoltà nel linguaggio siano
superiori rispetto a quelle abitualmente associate con questi problemi.
Il set di criteri della Balbuzie nel DSM-III-R era rappresentato
da una definizione che consisteva in una frase; è stato aggiunto
un set di criteri ampliato e più specifico.
Le caratteristiche di definizione
del Disturbo autistico del DSM-III-R (compromissione dell'interazione
sociale, della comunicazione, e modalità stereotipate di comportamento)
sono mantenute nel DSM-IV, ma i singoli criteri e l'algoritmo diagnostico
complessivo sono stati modificati per i seguenti motivi: 1) migliorare
l'utilità clinica riducendo il numero di criteri da 16 a 12 e aumentandone
la chiarezza; 2) aumentare la compatibilità con i Criteri diagnostici
per la ricerca dell'ICD-10; e 3) restringere la definizione
dei casi per una maggiore conformità con il giudizio clinico, con
il DSM-III, e con l'ICD-10. Inoltre, la richiesta di una "età
di esordio" (prima dei 3 anni nel DSM-IV), che era stata omessa
nel DSM-III-R, è stata ristabilita per conformità con l'uso clinico
e per aumentare l'omogeneità di questa categoria. Il Disturbo
di Rett, il Disturbo disintegrativo della fanciullezza e
il Disturbo di Asperger sono stati inclusi per migliorare
la diagnosi differenziale e per fornire una maggiore specificità
nella descrizione di quegli individui che nel DSM-III-R sarebbero
stati diagnosticati con Disturbo autistico o Disturbo pervasivo
dello sviluppo NAS.
Il Disturbo da deficit di attenzione/iperattività
integra in una sola categoria quelle che nel DSM-III-R erano due
categorie: Disturbo da deficit dell'attenzione con iperattività,
e Disturbo da deficit dell'attenzione indifferenziato (senza iperattività
- questo disturbo era collocato all'interno della categoria "Altri
disturbi dell'infanzia, della fanciullezza e dell'adolescenza").
Le revisioni della letteratura, le rianalisi dei dati, e i risultati
degli studi sul campo suggeriscono che questo disturbo sia da preferire
come disturbo unitario con differenti quadri sintomatologici predominanti.
Il DSM-IV fornisce un set di criteri con tre sottotipi (Tipo combinato,
Tipo con predominante disattenzione, Tipo con predominante iperattività-impulsività),
che permette al clinico di annotare la prevalenza dei sintomi di
deficit dell'attenzione o dei sintomi di iperattività-impulsività.
Il Criterio A organizza gli item in tre gruppi: disattenzione, iperattività
e impulsività. Il Criterio C, che richiede la presenza di sintomi
in due o più situazioni (per esempio a scuola, al lavoro e a casa),
è stato aggiunto per ridurre le diagnosi falsamente positive. L'elenco
di item del Disturbo della condotta del DSM-III-R è stato
modificato ed ampliato (aggiungendo due item: "stare fuori
la notte" e "intimidire gli altri"). Questa modificazione
si basa sui risultati degli studi sul campo e fornisce una descrizione
che include comportamenti caratteristici delle femmine con Disturbo
della condotta. Inoltre, gli item sono organizzati in gruppi tematici
(aggressione a persone e animali, distruzione di proprietà, truffa
o furto, gravi violazioni di regole) per facilitare il loro uso.
Nel DSM-IV sono stati forniti nuovi sottotipi basati sull'età di
esordio, per sottolineare che l'età di esordio più precoce determina
una prognosi peggiore, e si associa più facilmente con un comportamento
aggressivo e con il Disturbo antisociale di personalità nell'adulto.
Un item del Disturbo oppositivo provocatorio è stato eliminato
dal Criterio A ("uso osceno del linguaggio") in base ai
risultati degli studi sul campo. Inoltre, per aiutare a demarcare
i confini con la normalità, è stato aggiunto un item sulla compromissione.
Infine, va segnalato che nella edizione italiana del DSM-IV viene
eliminata la cacofonia della traduzione "Disturbo con comportamento
disturbante" (Disruptive behavior disorder) del DSM-III-R,
che ora viene tradotto Disturbo da comportamento dirompente.
Il nome della categoria Disturbi
della nutrizione e dell'alimentazione dell'infanzia o della prima
fanciullezza è stato modificato per riflettere il collocamento
dell'Anoressia nervosa e della Bulimia nervosa in una sezione separata
per i Disturbi dell'alimentazione. Il criterio del DSM-III-R che
escludeva il disturbo Pica in presenza di Schizofrenia o
di un Disturbo generalizzato dello sviluppo è stato modificato,
per permettere la diagnosi in presenza di un altro disturbo mentale
se il comportamento è sufficientemente grave da giustificare attenzione
clinica indipendente. Riguardo al Disturbo di ruminazione,
il criterio che richiede la perdita di peso o l'incapacità di raggiungere
l'aumento di peso atteso è stato omesso, poiché la compromissione
clinicamente significativa può essere presente in assenza di queste
caratteristiche, e per chiarire i confini con i Disturbi della nutrizione
dell'infanzia o della prima fanciullezza. E' stata introdotta la
nuova categoria dei Disturbi della nutrizione dell'infanzia o
della prima fanciullezza per fornire una copertura diagnostica
per i bambini incapaci di mangiare adeguatamente, e che conseguentemente
hanno problemi a guadagnare o mantenere il peso.
Il limite superiore di età di esordio
dei Disturbi da tic è stato ridotto dall'età di 21 anni all'età
di 18 anni, per compatibilità con i Criteri Diagnostici per la
Ricerca dell'ICD-10. E' stato anche aggiunto un criterio che
specifica che i tic causano menomazione o disagio clinicamente significativi.
Per l'Encopresi, la durata
richiesta è stata ridotta da 6 mesi a 3 mesi, per riflettere l'uso
clinico e per permettere la ricerca di casi precoci. Il disturbo
è attualmente codificato in base alla presenza o meno di stipsi
con incontinenza diarroica. Le soglie specificate di frequenza e
di durata dell'Enuresi (non dovuta ad una condizione medica generale)
sono state innalzate per ridurre il numero di diagnosi falsamente
positive (da due volte al mese a due volte alla settimana per tre
mesi consecutivi). Nel tentativo di evitare diagnosi falsamente
negative, il Criterio B annota pure che la diagnosi può essere fatta
al di sotto di questa soglia se sono presenti menomazione o disagio
clinicamente significativi.
Due criteri del Disturbo da ansia
di separazione del DSM-III-R (8 e 9) sono stati combinati per
ridurne la ridondanza. La richiesta di durata è stata aumentata
a 4 settimane, per compatibilità con i Criteri diagnostici per
la ricerca dell'ICD-10. Per il Mutismo selettivo, sono
state aggiunte vari item per ridurre i falsi positivi: un criterio
di durata di 1 mese, l'esclusione dei bambini che sono silenziosi
solo durante il primo mese di scuola, un criterio che richiede una
menomazione clinicamente significativa, e un criterio che richiede
che la mancanza di eloquio non sia meglio giustificata da un Disturbo
della comunicazione o dalla mancanza di conoscenza del linguaggio
parlato a causa una situazione sociale. Inoltre, il nome è stato
modificato da Mutismo elettivo del DSM-III-R, che era meno descrittivo,
e implicava una motivazione. Nel Disturbo reattivo dell'attaccamento
dell'infanzia o della prima fanciullezza sono stati aggiunti
i sottotipi che designano il tipo inibito rispetto al tipo disinibito
per permettere la compatibilità con l'ICD-10 (che divide questa
condizione in due disturbi separati). Il nome Disturbo da movimenti
stereotipati è stato modificato da Disturbo da stereotipia/abitudine
del DSM-III-R per compatibilità con l'ICD-10. Diversamente dal DSM-III-R,
il DSM-IV specifica che le diagnosi di Ritardo mentale e Disturbo
da movimento stereotipato vengono entrambe poste soltanto se il
comportamento stereotipato o autolesivo è abbastanza grave da diventare
motivo di trattamento. Inoltre, è disponibile la specificazione
"Con comportamento autolesivo".
L'ICD-9 (1978) e l'ICD-10 (1992-96)
Parallelamente alla produzione dei
DSM, e in competizione con essi, l'OMS produceva le varie edizioni
della International Classification of Diseases (ICD). Il
primo ICD che introdusse un capitolo per i disturbi mentali fu l'ICD-6
del 1946, che fu adottato quando fu fondato l'OMS, a cavallo degli
anni Cinquanta, più o meno quando uscì anche il DSM-I. Ma si dovette
attendere l'ICD-8 del 1966 per avere una sezione di psichiatria
infantile, che peraltro comprendeva una sola categoria (la successiva
edizione, l'ICD-9 del 1978, ne comprenderà venti).
Una vera e propria classificazione
per i disturbi psichiatrici del bambino e dell'adolescente fu proposta
dall'OMS nel 1975 (Rutter, Shaffer & Sheperd, 1975), che anticipò
il DSM-III per quanto riguarda il sistema multiassiale, da tutti
ritenuto molto indicato per la valutazione dell'infanzia e dell'adolescenza
dove ad esempio il Ritardo mentale può essere registrato separatamente.
Rutter et al. (1969), all'interno dell'OMS, fin dagli anni
Sessanta avevano suggerito l'utilità del sistema multiassiale in
psichiatria infantile, proponendo tre assi: I) sindrome clinica,
II) quoziente intellettivo, III) eziologia e fattori associati (in
seguito questo terzo asse fu suddiviso nelle sue due componenti,
eziologia e fattori associati, creando quindi un quarto asse). Nel
1975 furono pubblicati i field trials dell'OMS su questi
4 assi (Rutter, Shaffer & Sheperd, 1975), i primi tre dei quali
furono introdotti nell'ICD-9 del 1978. In seguito in Inghilterra
fu adottato un sistema multiassiale in cui veniva aggiunto un ulteriore
asse per i disturbi specifici dello sviluppo.
L'ICD-10, pubblicato nel 1992 (nel
1993 uscirono i criteri di ricerca), come è noto non presenta un
sistema multiassiale, e questa è una delle principali differenze
con i DSM-III e il DSM-IV (Migone, 1996a). Ma l'OMS nel 1996 ha
pubblicato, con la introduzione dello stesso Rutter, la Classificazione
multiassiale dei disturbi psichiatrici del bambino e dell'adolescente
(la cui edizione italiana, curata da Adriana Guareschi Cazzullo,
è uscita nel 1997), in cui vengono riportati 6 assi (Tab. 5):
Tab. 5: Il sistema multiassiale dell'ICD-10
(1996)
- Asse uno:
Sindromi cliniche psichiatriche
- Asse due:
Sindromi e disturbi da alterazione specifica dello sviluppo psicologico
- Asse tre:
Livello intellettivo
- Asse quattro:
Condizioni mediche riportate nell'ICD-10 spesso associate con
le sindromi e i disturbi psichici e comportamentali
- Asse cinque:
Situazioni psicosociali anomale associate
- Asse sei:
Valutazione globale del funzionamento psicosociale
I primi quattro assi usano esattamente
le stesse categorie diagnostiche dell'ICD-10 e lo stesso codice
numerico, ma con un diverso ordine in modo da adattarsi al formato
multiassiale, così che sono elencate per prime quelle che si riferiscono
principalmente ai bambini e agli adolescenti. Il primo asse contiene
il Cap. V dell'ICD-10 tranne le Sindromi e i disturbi da alterazione
specifica dello sviluppo psicologico (che formano l'asse due) e
il Ritardo mentale (che forma l'asse tre). Nell'ICD-10 le Sindromi
da alterazione globale dello sviluppo psicologico (F84) sono raggruppate
nella categoria Sindromi e disturbi da alterato sviluppo psicologico
(F80-F89), ma sono state collocate separatamente nell'asse uno perché
ciò pareva preferito dai clinici.
L'asse cinque comprende un gruppo
di caratteristiche incluse nel capitolo XXI dell'ICD-10 con i codici
"Z", con la differenza che qui vengono esposte più dettagliatamente
in modo da fornire un quadro preciso della situazione psicosociale
del bambino.
L'asse sei invece non compare nell'ICD-10,
ed è quindi nuovo; è stato introdotto in quanto la disabilità viene
considerata essenziale in psichiatria dall'OMS. Questo asse si basa
sulla Psychiatric Disability Assessment Schedule dell'OMS
(WHO/DAS) compresa nei field trials dell'ICD-10 e tratta
dall'asse V del DSM-III-R, lievemente modificata per adattarla all'infanzia
e all'adolescenza.
Riassunto
- Questo lavoro traccia un panorama storico degli sviluppi della
psichiatria dell'età evolutiva, dall'antichità fino ad oggi. La
prima area di interesse della psichiatria infantile è stata rappresentata,
soprattutto in Europa, dalla insufficienza mentale, mentre la seconda
area di ricerca, viva particolarmente negli Stati Uniti già ai primi
del secolo quando nel nuovo continente questa disciplina era agli
albori, è stata la delinquenza minorile. Vengono tracciati gli sviluppi
storici della psichiatra infantile soprattutto in Italia e negli
Stati Uniti. L'ultima parte dell'articolo presenta una descrizione
dettagliata dei sistemi diagnostici prodotti negli ultimi decenni
dall'American Psychiatric Association (DSM-I, DSM-II, DSM-III,
DSM-III-R, DSM-IV) e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità
(ICD-9, ICD-10).
Summary
- A brief history of child and adolescent psychiatry is traced,
from old ages to modern times. The first area of interest of child
psychiatry, particularly in Europe, has been mental retardation,
while the second area of interest and research, alive especially
in the United States since the beginning of the century, has dealt
with juvenile delinquency. Particular emphasis is given to the history
of child psychiatry in Italy and in the United States. The last
part of the paper presents a detailed description of the systems
of diagnostic classifications of child and adolescent psychiatry
developed over the last decades by the
American Psychiatric Association (DSM-I, DSM-II, DSM-III, DSM-III-R,
DSM-IV) and the World Health Organization
(ICD-9, ICD-10).
*****Note personali dei curatori
del Sito*****
Noi genitori che ci occupiamo di
Autismo, vogliamo stigmatizzare un paio di cose: è importante accennare
che anche la Tustin ha fatto autocritica negli
ultimi anni di vita, con una pubblicazione che però è passata sotto
silenzio e bisogna aggiungere che l’uso inappropriato delle teorie
di Bettelheim fino alla metà degli anni 90, ha
rovinato la vita a migliaia di mamme e di famiglie.
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Paolo
Migone, Via Palestro 14, 43100 Parma, tel./fax 0521-960595, E-Mail <migone@unipr.it>
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