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Riflessioni
sull’Autismo , del Dott. Vito Colamaria, Neuropsichiatra Infantile
Vi invio alcune riflessioni del dr
Vito Colamaria, specialista in Neuropsichiatria Infantile, Neurologia,
Pediatria e Neurochirurgia. Egli lavora a Verona, presso il 1° Servizio
di Neuropsichiatria e Psicologia dell'Età Evolutiva della U.L.S.S.
n. 25 della Regione Veneto e mi ha espressamente autorizzato ad
inviarvi questo suo scritto affinché venga pubblicato. E' autore
di varie pubblicazioni.
"Come neuropsichiatra infantile penso che, anche per chiarezza
nosografica, non si possa negare che l'autismo sia malattia della
psiche, anche se, a mio avviso, su base biologica; nelle forme "idiopatiche"
- che meglio sarebbe definire "criptogenetiche" cioè a genesi oscura
- ovvero non lesionali o sintomatiche di altra malattia, esiste
una disfunzione cerebrale, per lo più temporale e dell'emisfero
dominante (cfr. il nucleo disfasico dell'autismo).
Nel 1995 organizzammo un convegno di neuro-immunologia all'interno
del quale fu trattato anche l'autismo; e ciò nella convinzione allora,
ma ancor di più oggi, che questa patologia sia immuno-mediata, addirittura
autoimmune. La risposta immunitaria autoaggressiva monterebbe in
seguito ad infezioni croniche o ad esposizioni a vaccini, sulla
base di una predisposizione individuale, anche familiare, in analogia
a quanto succede, ad esempio, nella febbre reumatica (in risposta
allo streptococco). A questa "regola" farebbero eccezione, nella
mia esperienza, solo due casi di intossicazione da fosfati.
I foci infettivi cronici più frequenti sarebbero a carico di orecchio-mastoide
e di intestino-vie biliari-pancreas. Con i primi sembrerebbero megio
spiegabili anche alcune manifestazioni cliniche (ex. iperacusia
dolorosa) o alterazioni degli esami neurofisiologici; con i secondi
sarebbero più facilmente interpretabili i problemi gastrointestinali
(cfr. Wakefield: autismo post-trivalente con ileite), ma anche le
intolleranze al latte (cfr. quanto sta emergendo a proposito dei
rapporti tra latte vaccino e diabete infantile, malattia autoimmune),
così come al glutine nella celiachia.
In ordine alla candidosi e con tutto il rispetto per chi sta appassionatamente
studiando il problema, penso che questa situazione abbia solo significato
di "spia accesa", cioè utilmente ci segnala la presenza di una disreattività
del sistema immunitario; proprio per questo, cure volte all'eliminazione
della candida, come del latte e/o del glutine dalla dieta, potranno
migliorare il quadro clinico, ma non risolvere l'autismo.
Corollario di ciò è la perdita d'importanza del fattore biotina:
nel 1989 pubblicammo ( cfr. Biotin-Responsive Infantile Encephalopathy:
EEG-Polygraphic Study of a Case, in Epilepsia, 30(5): 573-578, 1989)
un caso di encefalopatia biotino-responsiva (e con deficit accertato
di biotinidasi) sottolineando il quadro simil-autistico della bimba;
quindi se è vero che nel deficit di biotina possono comparire autismo,
pur raramente, e dermatosi da candida, non è vero il contrario;
in altri termini penso che siano stati invertiti la causa con l'effetto
e viceversa.
La strada è quella di chiarire prima qual'è l'agente infettivo cronico
responsabile dell'autismo nel singolo caso e qual'è la sede del
focus (cosa oggi effettuabile con metodiche che sono ancora e purtroppo
al di fuori della medicina ufficiale e pertanto osteggiate dai dirigenti
delle strutture pubbliche, ecc.); l'agente non è unico, non esiste
cioè la "bestia dell'autismo", così come non esiste quella della
sclerosi multipla; ma, tutti gli agenti patogeni scoperti - batteri
o virus, protozoi e parassiti - hanno in comune cronicità e immunopatogenicità;
e per questi ci sono le terapie, convenzionali od omeopatiche. Dopo,
il grosso ostacolo da superare per arrivare alla guarigione dell'autismo
è l'assenza di misure terapeutiche efficaci contro la risposta autoimmune;
questa, nei più piccoli (cfr. il lavoro di Gupta a proposito della
gammaglobuline) è principalmente anticorpale e quindi più facilmente
contrastabile; ma quando passano gli anni l'autoaggressione diviene
cellulare e questa, in analogia ad altre malattie autoimmuni, diabete
per prima, è molto più difficile da domare.
I recenti, continui, tumultuosi progressi dell'immunologia lasciano
ben sperare al riguardo."
F.to Dr Vito Colamaria
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