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IL PROGRAMMA TEACCH
di Donata Vivanti
Che cosè il programma TEACCH?
Il programma TEACCH, acronimo di
Treatment and Education of Autistic and Communication Handicaped
Children, non è un metodo di intervento, come generalmente si intende,
ma un programma innanzi tutto politico. Con il termine "Programma
TEACCH" si intende indicare l organizzazione dei servizi
per persone autistiche realizzato nella Carolina del Nord, che prevede
una presa in carico globale in senso sia "orizzontale"
che "verticale", cioè in ogni momento della giornata,
in ogni periodo dellanno e della vita e per tutto larco
dellesistenza, insomma un intervento " pervasivo "
per un disturbo pervasivo.
Ideato e progettato da Eric Schopler
negli anni 60, venne sperimentato nella Carolina del Nord
per un periodo di 5 anni con laiuto dellUfficio allEducazione
e dellIstituto Nazionale della Sanità; dati i risultati estremamente
positivi raggiunti, dagli anni 70 il programma TEACCH è ufficialmente
adottato e finanziato dallo Stato.
Lorganizzazione dei servizi
prevede 6 centri di diagnosi, 6 centri di aiuto a domicilio, numerose
classi speciali presso le scuole, e posti di lavoro per adulti;
tutti i servizi sono collegati fra di loro per garantire la globalità
e la continuità dellintervento: in questo modo si è creata
una continuità di intervento sia "orizzontale", cioè in
tutti gli ambienti di vita, che "verticale", cioè per
tutto larco dellesistenza, delle persone affette da
autismo.
Un programma TEACCH non si può quindi
comprare o applicare singolarmente; tuttal più si potranno
organizzare programmi educativi strutturati secondo il modello del
programma TEACCH.
In Europa la maggior parte delle
scuole o delle classi specializzate per bambini autistici e dei
centri di inserimento al lavoro o residenziali per adulti sono attualmente
organizzati su modello del programma TEACCH.
LOlanda e i paesi scandinavi
hanno realizzato strutture di presa in carico globale e continuativa
sul modello dalla Carolina del Nord.
Qualè la finalità del programma
TEACCH?
Il programma ha come fine lo sviluppo
del miglior grado possibile di autonomia nella vita personale,
sociale e lavorativa, attraverso strategie educative che potenzino
le capacità della persona autistica.
Su quali presupposti si basa il
programma TEACCH?
I presupposti su cui il TEACCH si
basa per stabilire i criteri di intervento, erano, almeno agli inizi
degli anni 60, del tutto innovativi: smentita da ricerche
di Rutter e dello stesso Schopler una qualunque responsabilità della
famiglia nella genesi dellAutismo, non solo i genitori sono
considerati la fonte più attendibile di informazioni sul proprio
bambino, ma vengono anche coinvolti nel programma di trattamento
con il ruolo di partner dei professionisti.
Inoltre il programma TEACCH è concepito
in funzione della definizione di Autismo come
disturbo generalizzato dello sviluppo
caratterizzato dalla triade sintomatologica descritta nel DSM (
Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders, Associazione
psichiatrica Americana) III e IV, e nellICD (International
Classification of Deseases and disorders, Organizzazione Mondiale
della Sanità) 10: la diagnosi di Autismo si deve quindi basare su
test appropriati che evidenzino un disturbo nellarea della
comunicazione e della socializzazione, e la presenza di interessi
limitati e ripetitivi.
Poichè leducazione è essenzialmente
comunicazione, in presenza di un disturbo della comunicazione, unattività
educativa non potrà non avvalersi di strategie specifiche.
Inoltre, se l'integrazione nella
società non può avvenire spontaneamente nel bambino
normale, tanto più il bambino autistico,
portatore di un disturbo congenito della capacità
di comprensione sociale, dovrà poter
usufruire di strategie educative appropriate.
Su quali principi si basa il programma
TEACCH?
I principi di base del TEACCH sono
del tutto innovativi rispetto alla concezione psicogenetica del
disturbo autistico, e comportano di conseguenza caratteristiche
di approccio altrettanto innovative.
Se non si crede più ad una responsabilità
della famiglia nella genesi del disturbo, una collaborazione attiva
nellintervento da parte dei familiari ne sarà la logica conseguenza,
per consentire la generalizzazione delle competenze acquisite e
per garantire una coerenza di approccio in ogni attività di vita
della persona autistica; il coinvolgimento dei familiari in qualità
di partners incide secondo Schopler per il 50% sulle possibilità
di successo del programma.
Inoltre lestrema variabilità
delle manifestazioni e dei livelli di sviluppo nellambito
della sindrome autistica, come viene definita dal DSM III e IV e
dallICD 10, rendono indispensabile la testimonianza dei genitori
per una corretta valutazione delle capacità del soggetto, delle
sue potenzialità e del suo livello di sviluppo.
Se lautismo non viene più considerato
una malattia mentale, ma un handicap della comunicazione, della
socializzazione e della immaginazione, il bambino autistico non
potrà più essere visto come un soggetto normodotato o superdotato
che rifiuta di collaborare, ma come una persona svantaggiata, disorientata
in un mondo incomprensibile, frustrata dagli insuccessi: come tale
dovrà essere aiutata a sviluppare le sue capacità sfruttando i suoi
punti di forza, le sue predisposizioni e le sue potenzialità.
Sarà quindi molto importante che
durante lapprendimento il bambino possa essere gratificato
da frequenti successi: una volta valutate le sue capacità, i compiti
proposti saranno quindi scelti non fra le attività in cui fallisce,
ma fra le abilità "emergenti", cioè fra le prestazioni
che il bambino riesce a portare a termine con laiuto delladulto.
Per lo stesso motivo le capacità
visuo-spaziali , generalmente buone nelle persone autistiche, sono
alla base della scelta di utilizzare strategie comunicative e strutturazione
di tipo visivo. tuttavia il principio della scelta della forma di
comunicazione più adatta a supporto della comunicazione verbale
dipende dalla valutazione individuale del canale percettivo meglio
utilizzabile dal singolo individuo.
La variabilità estrema della sintomatologia
e del livello di sviluppo nellambito della sindrome autistica
richiedono una elaborazione strettamente individuale del programma
educativo, con continue e frequenti rivalutazioni e aggiustamenti:
se il bambino dispone di un buon programma, apprende in un tempo
ragionevole; se lapprendimento non avviene a breve termine,
è il programma che non funziona e che deve essere rivisto.
Per formulare un buon programma educativo
è necessario disporre di:
1) una diagnosi corretta:
si appoggia sulla osservazione clinica
guidata da test diagnostici specifici non meno che sulle informazioni
fornite dai genitori, che hanno del proprio figlio una conoscenza
insostituibile.Fra i i test diagnostici per lAutismo possiamo
qui ricordare il CARS (Childhood Autism Rating Scale) di Schopler
o il CHAT (Checklist for Autism in Toddlers) di Rutter
2) la valutazionedel livello di sviluppo,
attraverso un test appropriato (PEP, profilo psico-educativo) che
registra le capacità nelle differenti aree, come imitazione, motricità
fine e globale, coordinazione oculo-manuale, capacità cognitive,
comunicazione, percezione.
Il profilo di sviluppo ottenuto sarà
il punto di partenza per costruire il programma educativo, cioè
per determinare i tipi di attività da proporre attraverso l'individuazione
delle "emergenze".
Le aree in cui si riscontra il maggior
numero di emergenze sono da preferire nella scelta dei compiti da
proporre.
3) un programma educativo individualizzato,
che tenga conto non solo di questi elementi, ma anche delle priorità
della famiglia e dellambiente di lavoro, in modo da affrontare
innanzi tutto ciò che appare più urgente, e delle predisposizioni
del bambino, in modo da aumentare la motivazione e rendere lapprendimento
più gradevole possibile.
STRATEGIE DI INTERVENTO
Abbiamo visto come lo scopo del programma
educativo TEACCH sia di favorire lo sviluppo dell'individuo, la
sua integrazione sociale e l'autonomia, tenendo conto dei deficit
specifici che il disturbo autistico comporta.
Uno degli obiettivi essenziali è
che nell'età adulta la persona autistica possa vivere con gli altri
membri della società in un contesto meno segregante possibile, e
di permettergli di gestire al meglio la propria vita quotidiana.
Prima di addentrarsi nello specifico
delle strategie di intervento, è opportuno ricordare che lapproccio
di tipo TEACCH, pur utilizzando tecniche comportamentali come il
rinforzo, non è di tipo strettamente comportamentale: infatti, piuttosto
che forzare il bambino a modificare il comportamento attraverso
la ripetitività e il rinforzo positivo (o negativo), si preferisce
modificare lambiente in modo che lapprendimento sia
reso più agevole.
Adattare l'ambiente alla persona,
e presentargli progressivamente le difficoltà, significa rispettare
la persona nella sua diversità : non dimentichiamo che le testimonianze
di molte persone autistiche dotate della capacità di raccontare
le proprie esperienze parlano di un mondo senza senso, di un "caos
senza capo nè coda".
LA STRUTTURAZIONE
In passato si pensava che i bambini
autistici soffrissero per rifiuto di sentimenti e desideri, e si
dava loro di conseguenza la possibilità di libera espressione in
un quadro non strutturato sperando che potessero trovare una via
per liberare le proprie potenzialità inibite.
Nulla di più sbagliato: l'esperienza
di molti anni ci ha insegnato che in questo modo si produce l'effetto
contrario, aumentando l'angoscia e i problemi comportamentali.
Si sa ora che la persona autistica,
a causa del deficit di comunicazione e della "cecità
sociale" (come la definisce
barhon -Cohen) alla base del disturbo autistico, ha bisogno di una
strutturazione dell'ambiente per orientarsi e per rassicurarsi,
e che l'ansia diminuisce quando sa esattamente che cosa ci si aspetta
da lui in un certo momento e in un certo luogo, che cosa succederà
in seguito, come, dove e con chi.
Del resto, come ci spiega Theo Peeters,
chiunque di noi si recasse in un paese straniero, di cui non conosce
la lingua, per tenere una conferenza, vorrebbe avere informazioni
su dove la conferenza sarà organizzata, quando dovrà parlare e per
quanto tempo, come dovrà esprimersi, e si aspetterà che il paese
ospite abbia la cortesia di dargli queste notizie in modo comprensibile.
Un quadro temporo-spaziale molto
strutturato, nel quale i punti di repere siano visibili e concreti,
in altre parole comprensibile e prevedibile, costituisce il primo
passo per poter impostare un lavoro educativo con il bambino autistico.
La strutturazione tuttavia non deve
significare rigidità, ma deve essere flessibile, costruita in funzione
dei bisogni e del livello di sviluppo del singolo bambino e soggetta
a modifiche in ogni momento; nè deve essere fine a se stessa, ma
rappresentare un mezzo per aiutare una persona in difficoltà a causa
della propria impossibilità a comunicare.
La strutturazione infatti non ha
lo scopo si creare un rituale, anzi, è una forma di comunicazione
verso il bambino che dovrebbe proprio ottenere di liberarlo da quei
rituali che gli danno sicurezza e prevedibilità.
Strutturazione dello spazio.
Strutturare lo spazio significa rispondere
alla domanda "Dove?".
Lambiente di lavoro organizzato
in spazi chiaramente e visivamente delimitati, ognuno con delle
funzioni specifiche chiaramente visualizzate, consente al bambino
di sapere con precisione ciò che ci si aspetta da lui in ogni luogo
e in ogni momento.
Così, in una classe, ci sarà uno
spazio di lavoro individuale, uno spazio di riposo, uno spazio di
attività di gruppo e uno spazio dedicato al tempo libero, ognuno
chiaramente delimitato e contrassegnato da opportuni simboli di
identificazione.
Langolo di lavoro per esempio
è di solito organizzato con un banco affiancato da due scaffali
disposti perpendicolarmente, su cui disporre il materiale di lavoro
da eseguire (nello scaffale di sinistra) o riporre i compiti già
eseguiti (a destra).
E importante che ogni spazio
sia dedicato ad una singola attività: in questo modo sarà molto
facile per il bambino orientarsi da solo e raggiungere presto una
autonomia di movimento che sarà per lui molto gratificante.
Strutturazione del tempo
Strutturare il tempo significa rispondere
alla domanda "Quando? Per quanto tempo?"
Il passare del tempo è una nozione
difficile da apprendere, perchè si appoggia su dati non visibili.
Per questo è importante strutturare
la giornata attraverso una organizzazione del tempo, che informi
ad ogni momento il bambino su ciò che sta accadendo, ciò che è accaduto
e che accadrà, aumentando in questo modo la prevedibilità e il controllo
della situazione, e diminuendo l'incertezza fonte di ansia.
In pratica ogni bambino disporrà
di una sua "agenda" giornaliera, costituita da una sequenza
di oggetti, di immagini o di parole scritte, a seconda delle sue
abilità, ordinati dallalto verso il basso .
Al termine di ogni attività ogni
relativo simbolo verrà spostato dal bambino in un altro apposito
spazio che registra il tempo trascorso: in questo modo gli sarà
possibile sapere in ogni momento quanto tempo è passato e quanto
ne manca prima di tornare a casa.
Strutturazione del materiale di
lavoro
Strutturare il materiale di lavoro
significa rispondere in modo chiaro e concreto alla domanda "Che
cosa?"
Oltre allagenda giornaliera
delle attività, il bambino disporrà di uno schema di lavoro posizionato
presso il tavolo di lavoro, costituito ad esempio da lettere dellalfabeto
o numeri, ognuna delle quali è riportata su una scatola di lavoro.
Il lavoro da svolgere sarà presentato
in modo chiaro: ogni compito è contenuto in una scatola sullo scaffale
di sinistra, ogni scatola contrassegnata da un simbolo (lettera
o numero), a seconda del livello di sviluppo e delle capacità del
bambino).
Oppure, se per il bambino è ancora
troppo difficile gestire uno schema di lavoro costituito da simboli,
il numero delle scatole sullo scaffale di sinistra indicherà quanti
sono i compiti da svolgere.
Ogni scatola di lavoro contiene le
diverse componenti, che saranno a loro volta contrassegnate da un
simbolo: ad esempio un colore, o una forma, presenti anche sul piano
del banco, in modo che il bambino le possa disporre nellordine
esatto ed eseguire il lavoro da solo.
E importante che, una volta
disposto secondo le indicazioni visive, il compito sia "self
explaining", cioè comprensibile senza bisogno di spiegazioni:
incastri , puzzle o lavori di montaggio sono esempi semplici di
questo genere, ma con un po di fantasia qualunque compito
può essere presentato in modo che si spieghi da sè.
Se per il bambino è ancora troppo
difficile organizzarsi il lavoro attraverso laccoppiamento
di simboli, ogni scatola sarà suddivisa in scomparti contenenti
le parti del lavoro da fare in modo che il compito sia comprensibile
senza troppe spiegazioni verbali, che lo metterebbero in difficoltà.
Quando il compito è terminato verrà
riposto nella relativa scatola sullo scaffale di destra, in modo
che in ogni momento sia chiaro quanto lavoro è stato eseguito e
quanto ne resta da eseguire.
Il lavoro viene eseguito da sinistra
verso destra perchè questa è lorganizzazione tipica della
cultura occidentale.
Naturalmente allinizio in bambino
dovrà essere aiutato dalleducatore, ma in questo modo si raggiunge
ben presto lautonomia; inoltre la possibilità di avere sempre
informazioni chiare attraverso oggetti-simbolo, immagini o parole
scritte aggira la difficoltà di comprensione del linquaggio parlato
tipica della sindrome autistica, consentendo al bambino di concentrarsi
unicamente sul compito da svolgere.
Limportante non è mirare presto
al grado di comunicazione più difficile, ma raggiungere la capacità
di utilizzare autonomamente il proprio codice di lavoro.
Quello che è importante sottolineare
è che la struttura di tempo e spazio non è fine a sè stessa, nè
un obiettivo da raggiungere, bensì uno strumento evolutivo, un mezzo
per aiutare la persona autistica a raggiungere una migliore padronanza
del proprio ambiente e della propria vita; come tale deve essere
considerata come una impalcatura che sorregge un edificio in costruzione,
e che viene tolta gradualmente man mano che la costruzione acquista
stabilità; allo stesso modo la rigidità della strutturazione spazio-temporale
va diminuita man mano che ci si rende conto che la persona può farne
a meno.
IL RINFORZO
Il rinforzo risponde in modo chiaro
e concreto alla domanda "Perchè?"
Infatti può essere difficile per
il bambino allinizio di un programma educativo comprendere
per quale motivo deva eseguire dei compiti.
Anche il bambino "normale"
incontra questa difficoltà, ma può essere motivato dalla volontà
di accontentare la mamma o linsegnante, di fare " bella
figura".
Queste motivazioni possono inizialmente
essere troppo astratte per il bambino autistico; sarà allora necessario
dargli delle motivazioni concrete, strettamente collegate nel tempo
allesecuzione del compito.
Una ricompensa alimentare è il rinforzo
più semplice; spesso tuttavia si può ben presto sostituire con il
rinforzo sociale, costituito da lodi e complimenti.
E importante comunque individuare
un rinforzo adatto alle preferenze del singolo bambino: sarà ovviamente
controproducente abbracciare o accarezzare un bambino che presenti,
come può succedere, difficoltà ad accettare la vicinanza fisica;
o offrire un rinforzo alimentare a bambini che rifiutano il cibo.
Anche il permesso di dedicarsi ad
una attività preferita, non importa se stereotipata, può costituire
un rinforzo adeguato.
Spesso comunque la soddisfazione
di riuscire da solo nel compito proposto è già di per sè un ottimo
rinforzo.
LAIUTO
Laiuto risponde in modo chiaro
e concreto alla domanda "come?".
Se infatti non possiamo utilizzare
efficacemente le istruzioni verbali per spiegare il compito, un
aiuto fisico o visuale costituirà il modo più semplice per illustrare
al bambino autistico come dovrà eseguire il suo compito.
Il grado maggiore di aiuto è costituito
dallaiuto fisico: leducatore cioè accompagna con la
sua la mano del bambino nellesecuzione del compito.
In questo caso è importante che il
gesto sia dosato in modo da comunicare un incoraggiamento e che
abbia una valenza esplicativa che il bambino è perfettamente in
grado di capire; non deve costituire una costrizione.
Un altro tipo di aiuto può essere
di tipo visuale: è un aiuto di questo tipo indicare con il dito,
o anche, ad esempio, spostare un oggetto dal posto sbagliato al
posto giusto, o ancora una dimostrazione pratica di come eseguire
il compito, purchè naturalmente da parte del bambino ci sia la necessaria
attenzione.
Anche laiuto verbale naturalmente
può essere utilizzato; in questo caso è utile usare parole semplici,
essenziali e sempre uguali per una stessa spiegazione, evitando
i sinonimi o un linguaggio troppo figurato.
Anche nel caso dellaiuto è
importante valutare la forma più efficace per ogni singolo caso
La rappresentazione del compito attraverso
una serie di immagini che ne illustrano le varie tappe, disposte
da destra a sinistra, costituisce il tipo di aiuto più conciliabile
con lautonomia di lavoro.
LA GENERALIZZAZIONE DEL COMPITO
Bisogna infine ricordare che il bambino
autistico tende ad associare lapprendimento con una data situazione
o ad un ambiente, mentre ha difficoltà a generalizzare il suo comportamento.
Sarà quindi necessario sviluppare
dei programmi di generalizzazione attiva delle acquisizioni : lapprendimento
in ambiente scolastico è solo linizio del programma educativo,
perchè è altrettanto importante estendere le competenze acquisite
allambiente familiare o in altre situazioni.
Naturalmente anche per questo è importante
servirsi della collaborazione dei genitori:
nel caso dellautismo i rapporti
di collaborazione fra genitori e insegnanti non sono una questione
di buona educazione, ma un requisito indispensabile del processo
educativo.
La difficoltà di generalizzazione
comporta anche la necessità di provvedere in anticipo a dotare il
bambino delle competenze che gli serviranno da adulto per un inserimento
lavorativo.
La continuità educativa e la coordinazione
dei servizi per letà infantile e per letà adulta, sebbene
appaiano estremamente difficili da realizzare concretamente, rappresentano
dei requisiti fondamentali per un inserimento sociale e lavorativo
efficace.
I PROBLEMI DI COMPORTAMENTO
Tutti noi presentiamo problemi di
comportamento di tanto in tanto: può capitare a chiunque di perdere
il controllo, di manifestare aggressività, di scaricare le proprie
emozioni in modo incontrollato attraverso il pianto o il riso, o
di scaricare la tensione attraverso tic nervosi o altri comportamenti
inadeguati.
Per fortuna si tratta generalmente
di episodi passeggeri, di cui siamo successivamente in grado di
scusarci.
Quando una persona manifesta un comportamento
diverso dal solito, comprendiamo che lo stress oltrepassa i suoi
limiti : il comportamento è un indice di adattamento del soggetto
al suo ambiente.
Sappiamo inomtre che il comportamento
di qualunque persona è influenzato dai disturbi organici: dolore,
fatica, ingestione di farmaci, fame, stanchezza possono contribuire
a modificare il comportamento abituale.
Chi soffre di un disturbo organico
cercherà probabilmente di alleviarlo con i propri mezzi o cercando
aiuto (ad es. del medico).
Perché le persone autistiche presentano
problemi di comportamento?
Le persone autistiche non sono evidentemente
immuni da tutte le circostanze che possono influenzare il comportamento:
sono sottoposte allo stress quotidiano come e più delle altre persone,
e la affezioni organiche le colpiscono in maniera uguale, se non
più grave, a causa di una sensibilità più acuta della nostra e della
difficoltà di decifrare le proprie sensazioni.
E tuttavia non possono reagire nè
cercare aiuto come noi, a causa dei problemi di comunicazione: non
possono comunicare il proprio stato e non sanno che cosa ci si aspetta
da loro, e questa incertezza aumenta lo stress.
Come spiega Schopler, problemi di
comportamento della persona autistica non sono che la punta delliceberg
sommerso delle sue difficoltà: un sistema di comunicazione insufficiente
la conduce a esprimere le proprie necessità in una forma diversa
dal linguaggio, attraverso atti distruttivi, aggressivi, autoaggressivi
o inappropriati.
Anche una persona autistica dotata,
con un vasto vocabolario, una pronuncia e una capacità sintattica
corretta, può non essere in grado di capire le nostre aspettative
nei suoi confronti, o quale messagio sia chiaro per noi: per interpretare
un messaggio infatti è necessario comprendere non solo le parole
o la frase, ma anche il suo contesto passato e presente.
Perché i problemi di comportamento
sono così frequenti nelle persone autistiche?
I problemi di comportamento non fanno
parte della " personalità autistica", nè sono un requisito
fondamentale per la diagnosi di autismo.
Poiché le persone autistiche hanno
molte difficoltà a comprendere il nostro mondo, e i nostri codici
sociali sono per loro estranei e incomprensibili, le manifestazioni
di comportamento inappropriate e problematiche possono costituire
lunica espressione possibile del loro disagio e delle loro
difficoltà.
Quando la comunicazione è deficitaria,
e alla necessità si aggiunge le stress dellimpossibilità di
farsi capire, vengono facilmente superati i limiti della persona.
Come intervenire sui problemi
di comportamento?
Come abbiamo visto, poichè nella
persona autistica lespressione dei bisogni passa attraverso
i problemi di comportamento, sarebbe assurdo intervenire direttamente
per modificarlo.
La strutturazione e la prevedibilità
dellambiente e ladeguatezza delle richieste, nonchè
la chiarezza, la concretezza e la stabilità dei messaggi sono la
prima condizione per evitare una situazione di stress permanente.
Sarà inoltre necessario potenziare
la capacità di comunicazione e eventualmente utilizzare forme di
comunicazione più adatte alla persona autistica, come le immagini
o, in qualche caso, i gesti: la riduzione dei problemi di comportamento
è il miglior test per capire se la persona è stata correttamente
valutata e se il programma individuale è davvero adatto alle sue
potenzialità e ai suoi bisogni.
Tuttavia, anche quando si sia provveduto
ad adattare lambiente e a mettere in atto un programma individuale
adeguato, e a instaurare una forma di comunicazione efficace, possono
residuare comunque, come per tutti noi, occasioni di disagio o di
malessere che si manifestano con problemi di comportamento.
Se desideriamo aiutare la persona
autistica, tocca a noi decodificare i suoi messaggi: osservarne
il comportamento nel contesto ce ne darà la chiave: analizzare e
comprendere i problemi è il primo passo per individuare una strategia
di intervento adeguata, che sarà sempre tesa a valorizzare la persona
e a permetterle di superare le proprie difficoltà. Non esistono
purtroppo ricette prefabbricate applicabili ad ogni problema: ogni
situazione dovrà essere vagliata , non prima di aver provveduto
ad adattare lambiente e lo stile comunicativo alla diversità
della persona autistica.
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